«Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto». Nell’imbarbarimento del discorso pubblico dell’Italia del 2014 anche la piana ed innocua definizione del museo messa a punto dall’International Council of Museums rischia di suonare rivoluzionaria.

I musei non sono al servizio di chi li dirige, né di chi ci lavora, né di chi li studia. Non sono al servizio del denaro, né della classe politica. Non sono al servizio delle società di servizi – che, a Firenze, a Roma o altrove ne hanno fatto ‘cosa loro’ – ma al servizio della società. In Italia i musei sono al servizio del progetto della Costituzione: della sovranità del popolo, dell’uguaglianza sostanziale, del pieno sviluppo della persona umana. Al servizio dell’integrazione e della dignità di tutti.

Vasariano-fimeCe lo ricordano, esemplarmente, i giovani storici dell’arte che lavorano al Polo Museale Fiorentino e che aderiscono alla Cgil e alla Cisl: da oggi raccolgono firme nel piazzale degli Uffizi per protestare contro la privatizzazione della fruizione del Corridoio Vasariano, il meraviglioso ‘passaggio segreto’ dei granduchi che congiunge Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando attraverso gli Uffizi e sorvolando Ponte Vecchio.

I lavoratori del Polo Museale contestano la decisione della soprintendente Cristina Acidini (nota per aver acquistato il Crocifisso falsamente attribuito a Michelangelo e aver approntato un agile prezzario per la svendita del patrimonio storico e artistico che le è affidato) di affidare le visite guidate del Vasariano al concessionario: Opera Laboratori Fiorentini del gruppo Civita, presieduto da Gianni Letta. Essi fanno notare che all’interno del Polo ci sono forse più che sufficienti e che non ci sarebbe alcun bisogno di privatizzare. Questo è un problema più generale, e riguarda l’assurdo e colpevole sotto-utilizzo degli Ava (Addetti alla Vigilanza e Accoglienza): non di rado superqualificati giovani studiosi (con dottorati di ricerca e master assortiti) lasciati a vegetare sulle sedie dei musei di tutta Italia. La seconda denuncia dei lavoratori fiorentini riguarda le assurde tariffe annunciate dalla Acidini per il servizio privatizzato con Civita: 34 euro a prezzo pieno, 25 il ridotto e (tenetevi forte) 16 il… gratuito!

Lasciamo dunque la parola al comunicato sindacale: «La Fp Cgil e la Cisl Fp hanno avanzato una controproposta che prevede l’offerta di visite guidate garantite dal personale ministeriale, ovvero dal personale interno alla Soprintendenza fiorentina, come già avvenuto in passato con grande successo. Una soluzione del genere eliminerebbe i costi aggiuntivi per l’utenza, che pagherebbe tutt’al più il solo biglietto di ingresso alla Galleria degli Uffizi.
I lavoratori della Soprintendenza non rivendicano benefici economici per se stessi, desiderano piuttosto che i cittadini e i turisti siano esentati da un evitabile balzello. Rivendichiamo con slancio e passione la funzione pubblica del nostro lavoro. È nostro desiderio poter fornire un servizio pubblico, gratuito e qualificato, e poter raccontare il patrimonio che custodiamo.
Reclamiamo l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione, ovvero la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Crediamo che in un periodo di grave crisi economica sia un dovere delle amministrazioni pubbliche utilizzare al meglio il proprio personale e non esigere dalla cittadinanza e dai turisti oneri impropri».

Non si potrebbe davvero dire meglio. Ma non si sarebbe detto tutto, senza dare notizia della replica della Soprintendente: che è davvero illuminante. E ancor più per la forma che per i contenuti.

Cristina Acidini si è detta «perplessa», e ha sottolineato che «il possibile intervento di personale esterno all’Amministrazione coinvolgerebbe il concessionario, che già dal 1998 cura per nostro conto tutti i servizi aggiuntivi». Insomma, giù le mani dalla nostra amata Civita. E la cosa davvero importante da notare è che se la carta intestata del comunicato è del Ministero per i Beni Culturali, la firma è quella dell’ex giornalista dell’edizione toscana del Giornale che oggi cura la comunicazione della Soprintendente, ma essendo nell’organico di Civita.

E cioè: un dipendente di Civita difende gli interessi di Civita per bocca del soprintendente, e usando il simbolo del Mibac. Più che il pieno sviluppo della persona umana sembra il pieno sviluppo degli interessi privati attraverso la svendita del patrimonio pubblico.

Forse dopo ben quindici anni alla soprintendenza di Firenze farebbe bene cambiare il concessionario. O la soprintendente.