La risposta dei rivoluzionari egiziani alla nuova legge che, di fatto, rende illegali tutte le manifestazioni di massa e che mette a repentaglio persino le riunioni dei partiti e delle associazioni (poiché vieta il raduno di dieci o più persone anche in luoghi privati in assenza dell’autorizzazione della polizia), non si è fatta attendere. Già il primo giorno dell’entrata in vigore della discussa legge, ossia il 26 novembre scorso, le strade del Cairo erano piene di manifestanti che sfidavano a viso aperto le nuove norme imposte dai militari. Gli slogan pronunciati non si sono però limitati a denunciare lo scandalo della nuova legge, ma hanno assunto, da subito, un carattere politico più generale, essendo rivolti esplicitamente contro il regime dei militari, contro il governo ad interim ed anche contro i Fratelli Musulmani

Proprio come accadeva durante le manifestazioni precedenti al 25 gennaio 2011, quando le proteste in solidarietà con il popolo palestinese o contro la guerra in Iraq si trasformavano in proteste anti-governative, così anche ora, il crescente malessere popolare contro il governo ed i militari si esprime con forza in piazza ad ogni occasione. Il nuovo Fronte rivoluzionario, che si sta facendo strada nella scena politica egiziana, giorno dopo giorno, piuttosto che scegliere tra il generale al-Sisi e l’ex-presidente Morsi, sceglie di ispirarsi direttamente agli obiettivi (finora non realizzati) della sollevazione del 2011.

La polizia, in ossequio alla legge appena approvata, non ha mancato di testare le nuove regole ed è quindi intervenuta brutalmente contro i manifestanti pacifici, facendo un uso spropositato di gas lacrimogeni ed arrestando diversi manifestanti (compresi alcuni giornalisti), al Cairo ed Alessandria. Il Ministero degli interni ha dichiarato, in un primo tempo, di aver arrestato 52 manifestanti, poi ha specificato che erano 28. Di sicuro si sa che il procuratore ha imposto il trattenimento in stato di arresto di almeno 24 attivisti per quattro giorni. Alcuni manifestanti hanno scritto però su Twitter, nel pomeriggio del martedì scorso, che 26 donne arrestate sono state rilasciate dopo poche ore, ma nel deserto. Un gentile omaggio della polizia egiziana.

 

Le nuove misure repressive non hanno sortito l’effetto desiderato dal governo, ovvero il ritiro dei manifestanti dalle strade. Al contrario, il nuovo terrore imposto per legge ha motivato ancora di più i manifestanti, i quali sono scesi nuovamente ieri nelle strade e nelle piazze di diverse città: al Cairo, Alessandria ed Aswan. La polizia, dal canto suo, è intervenuta, come da tradizione, sparando acqua e gas lacrimogeno in quantità industriali e arrestando decine di manifestanti. 

Alcuni primi risultati le manifestazioni degli ultimi due giorni li hanno già ottenuti: prima di tutto il nuovo Fronte rivoluzionario, che contesta sia i militari che i Fratelli, si è maggiormente allargato e compattato; in secondo luogo, si sono create delle crepe perfino tra i partiti e le forze che sostengono l’attuale governo in carica: molte sono state infatti le critiche e le prese di distanza a seguito dell’approvazione della legge anche all’interno della coalizione governativa. Non a caso, del resto, diverse figure politiche di spicco già parlano della necessità di creare una commissione che riveda le norme della nuova legge appena approvata. 

Dal canto suo, il Fronte rivoluzionario non intende mollare le piazze e, sfidando apertamente le leggi repressive in vigore, indice nuove proteste. L’Egitto rivoluzionario è di nuovo in piedi. Stay tuned!