Caro Matteo Renzi, ad ogni campagna elettorale rispunta la scuola sulla bocca dei nostri politici. Così sembra essere anche per le primarie dell’8 dicembre. Lei, probabile vincitore della corsa a tre, domenica alla convenzione nazionale del PD che ha ufficializzato i risultati dei congressi ha sbandierato uno slogan senza dubbio affascinante e per certi versi nuovo.

Una bella operazione Nutella. Ha toccato il cuore degli insegnanti “chiamandoli” per nome, coinvolgendoli: “Il Pd deve fare una gigantesca campagna sulla scuola, nella, con e per la scuola. Si parte dalla scuola. Se vuoi ricostruire un Paese parti dagli asili nido, dall’occasione educativa per i bambini, dalla possibilità occupazionale per le mamme, per le donne. Parti dall’idea che non si fanno le riforme sulla scuola passando per l’ennesima volta sulla testa degli insegnanti, senza coinvolgerli, partendo dall’alto. La prima iniziativa che noi faremo, su cui chiedo il voto esplicito, è sulla scuola. Una gigantesca campagna d’ascolto sulla scuola che porti il Pd a valorizzare i 5200 assessori all’istruzione, i docenti. E che possa anche dire che l’Italia ha ancora un’anima”.

Di là dagli slogan, facili da pronunciare prima dell’8 dicembre, caro Renzi ci dovrebbe dire cinque cose necessarie per una riforma sulla scuola, visti i dati Ocse, Invalsi, Eurispes, Save The Children – Atlante dell’Infanzia. Per credere ancora alle parole dei politici, diventati più incantatori di serpenti che amministratori, non abbiamo bisogno di sogni ma di risposte concrete a domande altrettanto pragmatiche.

Primo. Che cosa intende fare rispetto alla formazione (non solo digitale) degli insegnanti? I nostri docenti spesso non sanno usare un tablet, non conoscono l’inglese, non leggono un quotidiano, non conoscono la Costituzione e chiedono “Cos’è un comma?”.

Secondo. Appena un’aula ogni venti in Italia è collegata direttamente con l’Adsl e può quindi supportare lezioni on line. Il nostro Paese è penultimo (Fonte Eu Kids Online) per competenze digitali tra i ragazzi. Dopo di noi vi è solo la Turchia. Dove troverà le risorse per adeguare le infrastrutture digitali per le scuole?

Terzo. L’Italia rischia una multa di 10 milioni di euro dall’Europa per il mancato rispetto della direttiva sul lavoro a tempo determinato nella scuola. 130 mila precari che hanno contratti diversi pur garantendo un servizio indispensabile allo Stato. Come intende risolvere questo problema senza arrampicarsi sui vetri?

Quattro.  Da padre e marito di una maestra si sarà accorto che gli organi collegiali non funzionano. I genitori non sono realmente coinvolti ma vengono usati solo per raccogliere fondi o per dipingere le aule che lo Stato ha abbandonato. Come rottamerà il Dpr 416 del 1974 ?

Cinque. Evocare la partecipazione degli insegnanti ad una seria riforma è un sogno ma è anche fin troppo facile da dirsi. Con quali strumenti compierà questa consultazione e come farà fronte ad una macchina burocratica che in viale Trastevere, ha più potere del Ministro di turno?

Visto che venerdì, al confronto su Sky, è facile prevedere che non si parlerà di scuola, sarebbe utile avere una risposta dettagliata e precisa.

Ps: questo post è stato inviato alla casella di posta elettronica del sindaco. Solitamente i politici non rispondono alle domande concrete. Vediamo Renzi, “il nuovo”….