Sì è vero, molte delle cose dette oggi dall’ex Cavaliere pregiudicato, non sono altro che l’acqua sporca dove ha mille volte risciacquato le sue stoviglie.
Eppure colpisce, in modo sinistro ed inquietante, la necessità di tornare ad indicare Dell’Utri e Mangano quali eroi e divinità del suo Pantheon.
Il mafioso Mangano, a suo dire, è un eroe perché non ha cantato o meglio perché si è rifiutato di rispondere alle domande dei magistrati.

Tra i giudici ammazzati dai mafiosi, amici di quell’eroe ci sono stati, per fare solo qualche nome i Falcone, i Borsellino, i Terranova, i Livatino e tanti altri altri servitori dello Stato che hanno preferito contrastare le mafie e non contrattare con le mafie.

Riascoltando quell’osceno elogio ci tornano in mente gli editti bulgari che, non a caso, si scatenarono contro quei giornalisti, da Biagi a Santoro sino a Travaglio, che avevano osato interrogarsi sulle modalità e sulla provenienza delle prime fortuna dell’ex Cavaliere. Di fronte a queste parole, ripetute e rivendicate, la decadenza dovrebbe essere un fatto automatico senza neppure bisogno né di un voto del Senato, né di una sentenza definitiva emessa da un tribunale.

Una parte della maggioranza che oggi sostiene il governo, i diversamente berlusconiani, voterà contro la decadenza, in questo caso tutti gli altri dovrebbero staccare la spina all’esecutivo, per impedire la definitiva decadenza della Repubblica e della sua Costituzione.