La procura di Milano ha chiesto la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per Abu Omar. L’ex imam è accusato di associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Un reato commesso, secondo gli inquirenti, fino al 17 febbraio 2003, giorno della sua cattura da parte di un gruppo di agenti della Cia di fronte alla moschea di Viale Jenner, a Milano. La richiesta è stata formulata dal pm Maurizio Romanelli al giudice per l’udienza preliminare Stefania Donadeo, di fronte al quale si svolge il processo con rito abbreviato. La sentenza dovrebbe arrivare il 6 dicembre.

In base alla ricostruzione della procura, Abu Omar si sarebbe associato con tredici persone, tutte condannate nel corso di procedimenti separati tenuti negli ultimi anni, “allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, in Italia e all’estero (…) sulla base di un complessivo programma criminoso, condiviso con similiari organizzazioni attive in Europa, Nord Africa, Asia e Medio Oriente”.

La richiesta arriva a oltre dieci anni di distanza dai reati contestati, proprio a causa della cattura di Abu Omar nel 2003 da parte della Cia che ha ostacolato l’indagine del pool antiterrorismo. Dopo il sequestro, Abu Omar fu portato in Egitto, dove ha denunciato di aver subito violenze e torture. Gli stessi magistrati che hanno condotto l’inchiesta sull’imam (i pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici) hanno guidato anche l’indagine sul suo rapimento, che si è trasformato in uno dei più clamorosi casi di intervento illegale dei servizi segreti statunitensi in suolo straniero. 

Per il sequestro di Abu Omar, nel settembre 2012, sono stati condannati in via definitiva 23 agenti della Cia. A uno di essi, Joseph Romano, lo scorso aprile è stata concessa la grazia da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il 16 dicembre, in Cassazione, si svolge invece l’udienza per l’ex vertice del Sismi Nicolò Pollari e il funzionario Marco Mancini, condannati rispettivamente a dieci e nove anni di carcere.