Dopo cinque anni e mezzo di carcere, Anna Maria Franzoni è tornata a casa, grazie a un permesso premio che le ha consentito di passare cinque giorni con il marito e i figli, fra le mura domestiche. A circa un mese dall’ammissione al lavoro esterno, in una cooperativa sociale dove aveva già modo di incontrare i propri cari, nei giorni scorsi la donna è stata vista girare per il paese di Ripoli Santa Cristina, la località dell’Appennino bolognese dove vive la sua famiglia, e fare la spesa in un supermercato con il coniuge e uno dei bambini.

Condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi, di tre anni, avvenuto la mattina del 30 gennaio 2002 a Cogne e rinchiusa dal maggio 2008 nel carcere bolognese della Dozza, Anna Maria Franzoni ha ottenuto dal magistrato di Sorveglianza un permesso premio, a quanto risulta della durata di cinque giorni. Si tratta dei permessi regolati dall’articolo 30 ter dell’ordinamento penitenziario, che consentono ai detenuti di coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro. La decisione è stata presa sulla base della relazione del Gruppo di osservazione e trattamento (Got), che fa una sorta di ‘diagnosì sul detenuto. Il suo caso non sarebbe diverso da quello di altri reclusi. Il permesso premio, a quanto risulta il primo da quando la donna è stata arrestata, è arrivato a poco più di un mese dalla decisione (presa del direttore del carcere e controfirmata dal magistrato di sorveglianza) di ammetterla al lavoro esterno, in una coop della parrocchia di Sant’Antonio da Padova, dove dal 7 ottobre collabora al laboratorio di sartoria ‘Gomito a gomitò aperto nella sezione femminile del carcere bolognese.

Venerdì 15 novembre, la donna si è recata regolarmente a lavorare nella cooperativa sociale, che è poco lontana dalla Dozza. In più di una occasione, nel 2011 e nel 2012, la donna aveva già chiesto permessi premio per stare vicina ai familiari, ma le richieste erano sempre state negate, come anche quella di poter scontare agli arresti domiciliari il residuo della pena, per assistere i figli. I rifiuti erano motivati dalla gravità del reato commesso e dalle regole dell’ordinamento penitenziario per i detenuti pericolosi (come chi viene condannato per mafia e terrorismo), che devono aspettare di aver scontato in carcere almeno metà della pena prima di potere usufruire di permessi. Ad Anna Maria Franzoni era stato concesso in passato solo un permesso, il 31 agosto 2010, per consentirle di essere presente al funerale del suocero, Mario Lorenzi, che le era stato a lungo vicino nella sua battaglia giudiziaria, e a cui la donna era particolarmente legata. Nei prossimi mesi invece il tribunale di Sorveglianza di Bologna dovrà nuovamente pronunciarsi sulla richiesta di detenzione domiciliare, per assistere uno dei figli, che la difesa della donna aveva già avanzato l’anno scorso. Richiesta cui la sorveglianza bolognese aveva detto no. Poi, però, a giugno la Prima Sezione della Cassazione ha accolto per una questione procedurale il ricorso della difesa contro l’ordinanza del Presidente del Tribunale di Sorveglianza.