Da candidato di punta del Movimento 5 Stelle  per le elezioni regionali in Basilicata a “traditore”. Il tenente Giuseppe Di Bello, escluso dalla campagna elettorale perché condannato in primo grado e quindi con un profilo che tecnicamente va contro le regole per le candidature grilline, si è sfogato a Montecitorio in una conferenza stampa organizzata da Sinistra ecologia e libertà. Attivista della prima ora e noto per le sue battaglie per l’ambiente, ha vinto le “primarie M5S” online nell’ottobre 2013: poche ore dopo essere stato scelto come portavoce però, ha ricevuto una chiamata dal leader. “Hai dichiarato il falso”, gli avrebbe detto al telefono, “Al tuo posto subentra il secondo classificato, Piernicola Pedicini“. Motivo? La condanna in primo grado a due mesi e 20 giorni per rivelazione di segreto d’ufficio: ha fatto trapelare i risultati dei campionamenti dell’invaso del Pertusillo e denunciato (fuori dall’orario di lavoro) l’inquinamento delle sue terre.

“Sono stato escluso”, ha dichiarato Di Bello, “dalla corsa elettorale per una condanna in primo grado che per me è una medaglia al merito. E la cosa ancora più grave è che io avevo avvisato lo staff di Grillo e Casaleggio ben prima di partecipare alle primarie. Sapevano della mia situazione e mi hanno fatto passare per uno che dichiara il falso”.  E ha continuato: “Sono stato cacciato con grande autoritarismo ma anche in modo truffaldino: mi ha detto che dovevo fare un passo indietro – sostiene Di Bello – così il secondo arrivato sarebbe diventato primo e poi in qualche modo ci si sarebbe accordati”. Di Bello così ha lasciato il Movimento e fondato alcune liste civiche.

Sinistra ecologia e libertà ha sposato la battaglia del tenente. “Di Bello è un esempio in Basilicata – ha assicurato la candidata alla presidenza lucana per Sel Maria Murante – da sempre in prima linea con le sue battaglie ambientali”. Che gli sono costate la condanna in primo grado che ha sancito la fine della sua storia con il Movimento 5 Stelle. Di Bello, di sua iniziativa, ha fatto dei campionamenti delle acque dell’invaso del Pertusillo, “una risorsa – spiega – destinata ad uso potabile per ben 3,5 milioni di cittadini tra Puglia e Basilicata. La qualità dell’acqua risulta precipitata vertiginosamente a causa delle grandi multinazionali che in quella area prelevano petrolio: dalle analisi risulta evidente la presenza di metalli pesanti e idrocarburi”. Ma Di Bello, all’epoca comandante della Polizia provinciale, viene “denunciato dall’assessore all’ambiente del Pd, dapprima per procurato allarme – spiega – poi, quando l’acqua si fa di colore rosso e migliaia di pesci cominciano a salire a galla morti, per rivelazione di segreto d’ufficio”. Di Bello, a causa della condanna, viene demansionato, “da comandante a tenente in un museo”. Così, sentendosi vittima del sistema e della politica, si avvicina al M5S.

“Grillo mi chiama al telefono per intervenire a due comizi a Matera e Potenza – ha raccontato – mi presenta come il tenente caposaldo della Basilicata, ‘altro che Papaleo’, dice. Divento attivista a tutti gli effetti e intanto continuo la mia battaglia con i campionamenti delle acque”. Poi arrivano le primarie e Di Bello, prima di presentare la propria candidatura, chiama “lo staff dei 5 Stelle per capire se c’erano problemi per quella condanna, invio dunque tutta la documentazione del caso coinvolgendo persino i parlamentari M5S”. Tutto fila liscio, “vengo certificato per essere candidato portavoce in Regione”. Arrivano le selezioni online e Di Bello, forte della sua celebrità sul territorio, sbaraglia tutti gli altri. Ma qui cominciano i guai. “Prima vengo chiamato dal deputato Vito Petrocelli che mi preannuncia problemi e una telefonata in arrivo – racconta – poi mi chiama Grillo che, in modo scortese e insensibile ad ogni rapporto umano, mi dice che devo fare un passo indietro”, perché tanto “in qualche modo ci si mette d’accordo. Poi aggiunge che anche lui è stato condannato, ma io a differenza sua ho una sentenza in primo grado che è una medaglia al merito, due situazioni completamente diverse”, ha rivendicato. “Lì mi risveglio dal sogno – dice – capisco che il M5S è solo un prodotto di marketing, non serve a cambiare il Paese”.

Di Bello è passato al contrattacco e presenta delle sue liste civiche, ma ben quattro vengono ricusate. Alla fine ricorre al Tar ma la spunta per una sola lista. A Grillo oggi Di Bello rimprovera di portare avanti solo battaglie populiste, ma di tirarsi indietro davanti agli interessi delle grandi multinazionali. Corporation del petrolio comprese. Migliore rincara la dose: “Noi siamo dalla parte di chi denuncia la casta, ma anche quella economica e finanziaria, non soltanto quella politica di cui non facciamo parte. Grillo su questi temi resta sempre in silenzio, le multinazionali per lui non si toccano. Quando si pestano i piedi alle corporation, chissà come mai, non troviamo mai né Grillo né il Movimento 5 Stelle”.