Tessere gonfiate per favorire Matteo Renzi con il segretario provinciale Paolo Calvano a fare da grande manovratore. E’ questa l’accusa piombata all’improvviso dopo il congresso del circolo Pd di Lagosanto, nel Basso ferrarese. A formalizzarla una lettera firmata dall’intero direttivo. Che contestualmente si è dimesso in massa per “gravi fatti” avvenuti sabato 9 novembre, in occasione del congresso locale. Secondo l’accusa, persone “mai viste prima”, si sono aggiunte “a iscritti all’ultima ora”, “tutti ben orientati a votare Renzi”. Ma in un clima da “commedia dell’assurdo”, uno di quelli che hanno denunciato il fatto è anche uno dei nuovi iscritti: un caos in casa Partito democratico che non sembra avere limite al peggio.

Nel mirino delle polemiche, “un’ondata” di new entry spinta – scrivono i dimissionari nella lettera d’addio non usando nemmeno il condizionale – da Calvano: “Scopriamo con amarezza che il blitz l’ha organizzato il segretario provinciale con la collaborazione di Caterina Palmonari (responsabile provinciale delle Donne Pd, ndr)”. “A chi giova tutto ciò? – si chiedono i firmatari -. Domande alle quali non riusciamo a dare risposta. Se non per l’ambizione fine a se stessa. Ci sentiamo presi in giro e se questa è la stima che Calvano ha in noi, gli chiediamo di venire lui a lavorare e a dirigere il nostro circolo”.

Il giorno dopo è lo stesso Calvano a chiedere l’intervento della commissione provinciale per il congresso, l’organo di controllo che funge da garante. Dopo aver incrociato nomi e schede, la commissione presenta il conto: i nuovi iscritti sono 11, di cui 5 avevano già votato alle passate primarie. Conclusione: “nessuna norma è stata violata e il congresso si è svolto a regola d’arte”. E anche l’imprevisto ritorno di fiamma per le urne democratiche non avrebbe comunque sconvolto gli equilibri del circolo. Lagosanto conta in totale 229 iscritti e nel 2013 ha registrato 15 nuove iscrizioni. Tra queste però ce n’è una che fa sorgere un curioso punto interrogativo in cima alla polemica. “Tra gli iscritti nel giorno del congresso – scrive la commissione – notiamo che è presente anche uno dei firmatari della lettera”. Ergo, uno dei firmatari avrebbe denunciato se stesso.

A sottolineare lo strano caso di “ubiquità politica” è Caterina Palmonari, in passato residente nel paese, chiamata in causa come complottista assieme al segretario: “una coincidenza straordinaria e divertente, un caso da commedia degli equivoci”. Perché quindi tanto rumore per nulla? Palmonari sospetta qualche schermaglia di posizionamento di forze all’interno del partito a livello provinciale, puntando il dito contro chi, pur senza nominarli, sembra conoscere bene: “in questo c’è un blitz ben più grave, perché una sinistra di conservazione, ancorché fatta da chi anagraficamente dovrebbe guardare al futuro, non è sinistra”.

Quanto a Calvano, il segretario si limita a sottolineare che “non si può parlare, visti i dati dei garanti, né di tessere gonfiate né di persone estranee al Pd. Se c’è un problema politico con il segretario sono pronto a confrontarmi in modo trasparente con i dimissionari”.