Un mese fa la tragedia di Lampedusa. Due giorni dopo sono stata nell’isola con una delegazione dell’Intergruppo parlamentare sull’immigrazione, guidata dalla presidente della Camera Laura Boldrini. Ho visto le bare allineate una fianco all’altra, ho visitato il Centro di accoglienza dove c’era un solo bagno per 103 donne e bambini e dove i superstiti del naufragio dividevano il poco spazio assieme ad altri immigrati che attendono da mesi di essere portati altrove: 900 persone a fronte di una capienza di 250. Ho visto anche gli sforzi generosi di chi gestisce il Centro, che però non bastano a colmare quella che è diventata una vergogna nazionale. E ciò nonostante da oltre un anno siano stati stanziati e siano disponibili i fondi per il restauro e la messa in funzione di un secondo Centro di prima accoglienza i cui lavori sarebbero dovuti iniziare a settembre dello scorso anno.

Ci aspettavamo che l’ondata emotiva che ha fatto seguito alla tragedia producesse qualcosa di concreto, a cominciare da una legge, fatta anche di un solo articolo come quella che abbiamo presentato come Gruppo socialista, per abolire il reato di clandestinità. Non è accaduto nulla o quasi. La scorsa settimana l’Intergruppo parlamentare per l’Immigrazione ha incontrato alcune delle Associazioni che da anni operano nel settore e il bilancio è stato disarmante. I sopravvissuti del naufragio si trovano ancora a Lampedusa e nulla è cambiato, nemmeno dal punto di vista legislativo. Anzi, nella conferenza dei capigruppo la procedura d’urgenza per l’esame della disciplina organica sul diritto di asilo ha ricevuto una sonora bocciatura: hanno votato a favore Pd, Sel, Scelta civica e Gruppo misto, votato contro Fratelli d’Italia e Lega, si sono astenuti , ed è un’astensione grave, Pdl e Movimento 5 Stelle.

Oggi, la parola passerà all’Aula ma lo sdegno iniziale, che subito dopo la tragedia aveva unito il Parlamento in un quasi unanime “mai più”, sembra essere già dimenticato. Così come sono rimaste inascoltate le nostre richieste di un intervento immediato sul Centro di Lampedusa, al punto che, con i colleghi delle delegazione che è stata a Lampedusa – Chaouki, Marazziti, Migliore, Palazzotto, e Schirò – abbiamo deciso di sollecitare nuovamente il governo con una mozione che chiede, tra l’altro, di trasferire immediatamente i profughi, di avviare i lavori per l’adeguamento del Centro e di mettere all’ordine del giorno dell’agenda europea la creazione di un Centro di prima accoglienza europeo su territorio italiano, dove sia possibile fare richiesta di asilo per tutti i 28 Paesi dell’Unione. La mozione chiede anche di permettere l’avvio della richiesta di asilo e protezione internazionale nei due principali Paesi di transito, Libia e Tunisia, presso consolati e ambasciate italiane, nel tentativo di stroncare il traffico di vite umane in fuga dalla guerra, dalle bombe, dalle armi chimiche, dagli stupri di massa, dalla carestia. Questo è il primo passo da compiere, il più urgente, quello che potrebbe limitare naufragi e morti. Bisogna agire subito. Prima di un’altra tragedia. Prima di ritrovarci di nuovo uniti a dire che questo non dovrà accadere mai più.