“Se un ministro non intervenisse che ci starebbe a fare? Spero che questo faro acceso su un nome famoso possa evidenziare l’assurdità dei tanti senza nome ristretti senza aver fatto male a nessuno”. Lo scrive su Facebook Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso nel 2005 durante un controllo di Polizia in un parco a Ferrara. Il messaggio e i commenti successivi della donna in risposta ad altri, sono riferiti alla vicenda che investe Anna Maria Cancellieri.

Il ministro nel 2012, all’epoca titolare degli Interni, incontrò Moretti in occasione del settimo anniversario della morte del figlio. E la donna lo ricorda: “É venuta qui per parlare con noi e a Roma ha ricevuto Cucchi,Uva e altri. Anche a noi ha manifestato solidarietà e impegno secondo la legge. É quel che chiediamo”. “Cancellieri-Ligresti evidenzia un problema enorme nelle condizioni di restrizione. Affrontiamolo”, dice ancora in un commento. Più avanti, precisa il proprio pensiero: “Se la Cancellieri Ministro dello Stato risponde alla famiglia Ligresti voglio che lo Stato, non la Cancellieri persona, risponda a tutti quelli nelle stesse condizioni della Ligresti, e che risponda a noi famiglie di vittime dello stato che abbiamo incontrato politici solidali a parole ma con nessuna azione nei fatti”.

Della stessa opinione anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano,  arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e deceduto una settimana dopo in ospedale a Roma. “Io”, ha dichiarato “e Lucia Uva, (sorella di Giuseppemorto il 14 giugno del 2008 dopo che aveva trascorso parte della notte in una caserma dei carabinieri) siamo state ricevute due volte, la seconda separatamente, dal ministro Cancellieri. E so che come noi il ministro ha incontrato anche vittime ‘sconosciute’. Entrambe siamo rimaste colpite dalla grande partecipazione del Ministro al nostro dolore. Una partecipazione vera, sensibile e non di circostanza, da donna vera”. E aggiunge: “Non so e non conosco la vicenda giudiziaria di Giulia Ligresti -conclude Ilaria Cucchi – quel che so è che se fosse stato ministro Lei, ed avesse saputo delle condizioni di mio fratello oggi, forse, non esisterebbe il caso Cucchi. Stefano, forse, sarebbe con noi”.