“Un’ennesima mazzata per questo territorio”. Così i sindacati hanno commentato la notizia della chiusura degli stabilimenti Marcegaglia di Taranto, che produce pannelli coibentati e di pannelli fotovoltaici. Dopo le tensioni legate alla vicenda Ilva, in effetti, si tratta di un’altra tegola sulla testa degli operai. Il gruppo bresciano ha annunciato la cessazione delle attività, con la conseguente chiusura e il licenziamento di 134 dipendenti, dal prossimo 31 dicembre. La comunicazione è stata fatta ai sindacati di categoria e alle Rsu di Fim, Fiom e Uilm dell’impianto pugliese. In un nota congiunta, i sindacalisti hanno parlato di “un territorio già martoriato da una crisi senza precedenti, che continua a mietere perdite di posti di lavoro”. La fabbrica aveva dismesso due anni fa la produzione di caldaie industriali per riconvertirsi al fotovoltaico con la produzione in proprio le lamine flessibili a film sottile, in silicio amorfo.

Marcegaglia Buildtech informa in una nota di avere deciso la cessazione delle attività “a causa della grave crisi che ha irreversibilmente colpito il settore del fotovoltaico in Italia e nel mondo”. La sospensione della produzione dello stabilimento tarantino – aggiunge l’azienda – è stata proclamata per il prossimo 18 novembre, alla scadenza della cassa integrazione ordinaria in corso. Marcegaglia fa sapere di avere “garantito la sua piena disponibilità a trovare con i sindacati e con le maestranze ogni soluzione possibile allo scopo di ridurre al minimo l’impatto sociale ed economico per i 134 dipendenti dello stabilimento”.

Ma i sindacati non ci stanno. E proclamano lo stato d’agitazione. Fim, Fiom e Uilm hanno convocato, per mercoledì 30 settembre, un’assemblea con tutti i lavoratori dello stabilimento. “Lasciano Taranto – osservano nella nota congiunta – per una riorganizzazione del Gruppo Marcegaglia, scippando nuovamente a questa città posti di lavoro e opportunità di sviluppo non inquinante”. Pochi giorni fa, anche la multinazionale danese Vestas Nacelles, attiva nell’eolico, aveva annunciato la cessazione delle attività con la mobilità per 127 lavoratori. “Dopo l’eolico, anche il fotovoltaico abbandona Taranto, una città già compromessa dai problemi ambientali – lametano le organizzazioni sindacali – Quale futuro ci attende?”.  Oltre a questa vicenda e alla situazione dell’Ilva, con il ricorso ai contratti di solidarietà e alla cassa integrazione, restano in piedi le vertenze degli ex lavoratori Miroglio, della Taranto container terminal e della Natuzzi.