Mattinata intensa su più fronti per i destini dello stabilimento Ilva di Taranto. Nel capoluogo jonico migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione indetta dai sindacati contro la chiusura dello stabilimento che potrebbe avvenire se venisse confermato il decreto di sequestro per disastro ambientale disposto dalla magistratura tarantina. La manifestazione tuttavia è stata interrotta e ha vissuto momenti di tensione per circa mezz’ora dall’incursione di un centinaio di contestatori dei Cobas e dei centri sociali, ma si è poi conclusa senza incidenti dopo gli interventi dei leader sindacali nazionali, Angeletti, Bonanni, Landini e Camusso. In contemporanea a Bari, nella sede della presidenza della Regione Puglia, gli enti locali pugliesi (Regione in testa) ha chiesto al ministro dell’ambiente, Corrado Clini di prendere provvedimenti d’urgenza sotto il profilo di bonifica e tutela ambientale: insomma, un decreto legge. Della questione discuterà domani il consiglio dei ministri dopo un’informativa dello stesso Clini.

L’irruzione dei contestatori. La notizia del giorno doveva essere la folla che ha riempito le strade di Taranto. Due cortei, partiti da diverse zone della città, con striscioni, fischi, molte donne e anche molti cittadini venuti a dare solidarietà da fuori città, sono convogliati in piazza della Vittoria dov’erano in programma gli interventi dei segretari di Cgil, Cisl, Uil e Fiom. Ma dopo l’intervento di Angeletti e Bonanni è avvenuta l’irruzione in mezzo alla piazza di un gruppo di un centinaio di contestatori e il comizio è stato sospeso.

I contestatori, ritenuti vicini all’area dei comitati di base e dei centri sociali, si sono fatti largo tra la folla a bordo di un Apecar, hanno diffuso fumogeni e lanciato uova contro il palco da dove era in corso il comizio. Maurizio Landini ha poi raccontato che sono stati staccati i fili del sistema di amplificazione. L’incursione era stata preceduta da fischi durante il comizio del leader della Cisl, Raffaele Bonanni. L’incursione dei contromanifestanti, dopo alcuni interventi dal palco, si è conclusa e il gruppo di contestatori è stato “riaccompagnato” ai margini della piazza dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. 

Uno dei contestatori, in piedi sull’Apecar, ha letto un volantino contro i sindacati accusati di essere troppo vicini all’Ilva e di difendere l’azienda più che la salute dei cittadini e dei lavoratori. Il risultato è che i leader sindacali nazionali hanno lasciato piazza della Vittoria scortati dalla polizia e la piazza si è andata progressivamente svuotando. “Sì ai diritti no ai ricatti: occupazione, salute, redditi, ambiente” questo il testo di uno striscione che hanno portato in piazza i gruppi dei contestatori. Dopo l’uscita dalla piazza della Vittoria dei contestatori che hanno interrotto la manifestazione è ripreso il comizio dei leader sindacali con l’intervento di Susanna Camusso.

Al momento dell’incursione stava parlando il segretario della Fiom, Maurizio Landini, costretto a interrompere il suo intervento dal palco a causa. Le forze dell’ordine sono intervenute, mentre alcuni dei contestatori sono saliti sul palco scandendo slogan come “La rovina dell’Italia siete voi”. I vertici sindacali hanno così lasciato il palco.  “E’ incredibile ed assurdo quello che è avvenuto – hanno commentato i deputati Ludovico Vito (Pd) e Stefano Saglia (Pdl) – Si è consentito che un camioncino entrasse nella piazza ed arrivasse sin sotto il palco. Questo è assurdo. La responsabilità dell’ordine pubblico non spettava al servizio d’ordine del sindacato ma alle forze di polizia”.

Un contestatore: “I sindacati non ci rappresentano”. “Questi sindacati non ci rappresentano” ha detto uno dei contestatori, operaio dell’Ilva, che hanno interrotto il comizio. “Hanno tirato il peggio di noi, il peggio di questa città. In quella fabbrica – ha aggiunto – non ci sono diritti, non c’è dignità. C’è abbandono totale. Noi conosciamo i nostri problemi e chi ci rappresenta. Se un segretario interviene a un’assemblea manifestando solidarietà a otto persone che ci hanno sottomessi, perseguitati, minacciati e avvelenati è un sindacato che non conosce i nostri diritti o è troppo assoggettato all’azienda”.

Camusso: “Rubata la piazza ai lavoratori”. E’ chiaro che è stata rubata la piazza ai lavoratori, è il commento di Susanna Camusso. “Non è giusto e non è legittimo impedire lo svolgimento di una manifestazione” ha aggiunto, riferendosi alla sortita di Cobas e centri sociali che hanno fatto sospendere la manifestazione dei lavoratori Ilva in piazza, poi ripresa dopo circa un’ora. “E’ sempre facile dire – ha aggiunto – che si poteva fare qualcosa di più. Non è ammissibile però che in una vicenda così complicata si faccia del sindacato e dei lavoratori il capro espiatorio. Così loro (riferito ai contestatori, ndr) hanno ottenuto una visibilità che altrimenti non avrebbero avuto”. “Non è una gara a chi urla di più ma è una difficilissima vertenza industriale che richiede l’unità del sindacato e dei lavoratori – conclude – Non serve il protagonismo di pochi ma la straordinaria compostezza dei lavoratori che vogliono che l’Ilva ci sia”.

“E’ stata una contestazione premeditata, non accolta però dal resto della piazza – ha detto il leader della Fiom Maurizio Landini – Quella di oggi è stata comunque una grande manifestazione. L’inquinamento non è solo dell’Ilva. Si pagano anche gli inquinamenti e gli errori fatti quando l’azienda è nata ed era pubblica”. ”Erano anni che non si vedeva una manifestazione di questo genere. E’ stato un errore interromperla” commenta ancora Landini. “La nostra controparte è l’Ilva – ha aggiunto – noi siamo per unire la città. La Fiom non nasconde che c’è un problema di recuperare il rapporto con i lavoratori. Ma per il fatto che la magistratura debba supplire alla politica, non si può dimenticare quello che non ha fatto la politica in passato”.

“E’ solo una forma di protesta violenta – sottolinea il segretario della Cisl Raffaele Bonanni – figlia dell’estremismo e forse anche di infiltrazioni di mercenari. Si dovrebbero vergognare perche’ in piazza c’erano migliaia di lavoratori pacifici con le loro famiglie. Ma la piazza vera era tutta con noi, questo è quello che conta”.

Bonanni: “Impensabile perdere 20mila posti”. “Il problema dell’Ilva – aveva spiegato Susanna Camusso al suo arrivo a Taranto – è il problema dell’assetto industriale del nostro Paese Dobbiamo sapere che se non si trovassero soluzioni saremmo costretti a importare acciaio dall’estero”. “E’ essenziale – ha aggiunto che l’azienda cambi atteggiamento, perché troppo spesso ha avuto quello di chi voleva fare tutto ciò che desiderava, senza attenzione ai problemi e anche all’innovazione tecnologica fondamentale per fare produzione di qualità”. “Speriamo – ha aggiunto – che i segnali di questi giorni siano positivi, perché occorrono risorse, scelte e rispetto per tutti i soggetti in campo”. Il senso, secondo la Camusso, è che “non si risana impianto siderurgico fermandolo. C’è bisogno di investimenti che devono essere fatti con lo stabilimento in marcia, chiediamo al governo investimenti e chiediamo che ciascuno faccia la sua parte”. 

 “Non accetteremo per nessuna ragione la chiusura dell’Ilva. Molto spesso parlano persone che non conoscono quello che dicono” le aveva fatto eco il segretario della Uil Luigi Angeletti. “E’ impensabile che si possano perdere 20mila posti di lavoro – ha aggiunto Raffaele Bonanni (Cisl) – Questa manifestazione vuole richiamare l’attenzione su un’emergenza nazionale”.

Manifestazioni a Genova e Venezia. Nel frattempo almeno 2mila manifestanti partecipano a Genova al corteo organizzato dai lavoratori dell’Ilva per protestare contro l’ipotesi di chiusura dello stabilimento di Taranto. Alla manifestazione sono presenti anche le Rsu di Fincantieri, e degli stabilimenti Ilva di Racconigi e Novi Ligure. I manifestanti sono partiti dallo stabilimento di Cornigliano e, attraverso Sampierdarena, raggiungeranno il centro di Genova. Una delegazione sarà ricevuta in Regione dal presidente, Claudio Burlando. Un corteo degli operai dell’Ilva ha manifestato anche a Porto Marghera, in adesione allo sciopero nazionale del Gruppo, percorrendo con striscioni e slogan dal Cavalcavia al centro di Mestre-Venezia, con riflessi sul traffico proveniente da Venezia.