“Ci sono dei limiti che un leghista onesto non può superare”. Hanno tirato giù le saracinesche e ci hanno attacco un cartello per esprimere tutta la loro indignazione. Le sezioni della Lega Nord di Asola, Castiglione delle Stiviere, Goito e Volta Mantovana sono chiuse da dieci giorni ormai. A Redondesco, l’unico comune rimasto a guida leghista in zona, la giunta ha dismesso in gruppo la pochette verde. Siamo nell’Alto Mantovano, da sempre vitale serbatoio di voti per il Carroccio. Nonostante l’esito disastroso delle ultime tornate amministrative, qui la Lega tiene. Dai comuni del nord-ovest provengono 450 iscritti sui 650 della provincia di Mantova. E’ da loro che è partita la rivolta contro i vertici del partito. Non solo i cartelli sulle sedi cittadine: un centinaio di militanti ha già restituito la tessera, 30 tra consiglieri comunali e provinciali pensano alla fondazione di una nuova lista civica.

Il passo oltre la soglia dell’onestà sarebbe stato compiuto a luglio, quando il congresso provinciale ha eletto segretario Cedrik Pasetti. Viadanese, ha sconfitto per soli 11 voti Andrea Dara, rappresentante della zona di Castiglione. Con il trucco, pensano i militanti dell’Alto Mantovano: almeno 15 persone avrebbero votato senza averne diritto. “C’è un ricorso portato avanti da alcune sezioni – spiega Dara -. Ho fiducia che gli organi del partito sapranno risolvere questa situazione”.

Il segretario regionale Matteo Salvini, contattato, non vuole parlare della vicenda. Così come nessuna risposta è arrivata da Pasetti. Se i vertici tacciono e lo sconfitto mantiene il profilo istituzionale, i militanti non si trattengono. “Hanno voluto fare vincere un segretario più malleabile, che si possa controllare” dice uno di loro. Riveste un incarico di primo piano nelle sezioni dell’Alto Mantovano, ma preferisce mantenere l’anonimato perché “ci sono in ballo una serie di querele”. Il clima, da quelle parti, è questo. “Tutte le persone che hanno sostenuto Pasetti hanno avuto un incarico – prosegue -. Un incarico di nomina politica, spesso ben retribuito. Noi c’eravamo quando Maroni agitava la scopa a Bergamo e prometteva pulizia: non era questo che ci aspettavamo”.

“Quel congresso è stato una farsa – dice Gianni Anselmi, segretario dimissionario di Volta Mantovana -. Ci sono verbali contraffatti e testimonianze, ma si rifiutano di commissariare la sezione”. Anselmi è entrato nella Lega nel 1990, faceva militanza con Davide Boni. Ex presidente della provincia di Mantova ed ex uomo forte della Lega in regione, Boni è indagato per le tangenti a Cassano d’Adda. L’altro giorno Anselmi ha preso la sua tessera e l’ha spedita alla sede centrale del partito. “Tenetela”, ha scritto. Poi ha chiuso la sua sezione.

Il pensiero comune è che Pasetti sia stato messo al suo posto dal concittadino Gianni Fava,  Fava l’attuale assessore regionale all’Agricoltura, vicino a Maroni e a Flavio Tosi. Nelle scorse settimane, proprio a Mantova, ha organizzato la presentazione del nuovo progetto politico del sindaco di Verona. Per Anselmi Fava è il manovratore, certo, ma ci sono “Salvini e Maroni a proteggerlo. Salvini ha ammesso che il congresso mantovano è stato irregolare, poi ha fatto finta di nulla”. Anche l’ex segretario di Volta dopo lo scandalo Belsito e la fine politica di Umberto Bossi aveva guardato con fiducia al nuovo corso maroniano. “C’è voluto poco a capire che nella Lega democrazia e trasparenza continuano a mancare – dice -. Non è cambiato nulla: da una parte ci sono i militanti che mettono anima, corpo e soldi nel progetto, dall’altro i dirigenti che si fanno gli affari loro. In politica fanno strada solo i buoni oratori e i parassiti”.

Non è solo la parte alta della provincia a fibrillare. Nel capoluogo, Mantova, la resa dei conti si è già consumata. La Lega, dopo aver minacciato di fare cadere la giunta di centrodestra che governa la città, è ora alla porta. In consiglio comunale, tra espulsioni e addii, il gruppo del Carroccio è passato da 6 a 2 membri. La clamorosa protesta dei leghisti dell’Alto Mantovano ha riportato l’attenzione sulla gestione poco condivisa del partito. Le critiche a un’eccessiva chiusura e al troppo potere concentrato nelle mani di singoli ras locali arrivano da numerose altre sezioni sparse per il Nord Italia. Prima era Bossi come Maroni, ora la Lega somiglia sempre più a un tutti contro tutti.