È dura a morire la tentazione di procedere “all’italiana” sul tema delle concessioni balneari. Dopo la bocciatura da parte del governo della recente sortita dello stesso sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta- che aveva lanciato la “sdemanializzazione” degli arenili con la vendita della fascia pregiata occupata dagli stabilimenti– è scesa in campo l’agenzia del Demanio. Con un piano riservato spedito lo scorso 9 ottobre al proprio ministero di riferimento, quello dell’Economia guidato da Fabrizio Saccomanni, l’agenzia diretta da Stefano Scalera ha tentato di giocare un ruolo di primo piano nella partita.

L’idea suona molto poco europea ma parecchio allettante per gli attuali concessionari e per le loro potenti associazioni di categoria: se oggi lo Stato affida la gestione delle concessioni balneari alle Regioni, che la trasferiscono ai Comuni per la definizione del canone, i Comuni non pigliano un euro in quanto tutti i soldi vanno a Roma. Con il piano del 9 ottobre si è tentata una ‘rivoluzione’, come racconta L’Espresso nel numero uscito tre giorni fa, la novità presentata dal Demanio nel testo riservato è quella per cui i proventi di ombrelloni e lettini vadano alle Regioni e non più allo Stato: i mancati introiti verrebbero compensati con una pari decurtazione dei trasferimenti da Roma alle Regioni medesime (che perciò non avrebbero vantaggi ad alzare il prezzo delle concessioni e a litigare con i balneari).

Sulle procedure di gara dei titoli concessori, l’articolo 4 del progetto ‘segreto’ sembra favorire chi la licenza di concessione ce l’ha già: non vengono citati aumenti nei canoni e l’offerta più vantaggiosa verrebbe valutata “sulla base di un piano economico-finanziario di copertura degli investimenti”, analogamente a quanto avviene oggi in Italia per le concessioni autostradali. Ma è il comma “J” dell’articolo 4 che sbilancerebbe definitivamente il provvedimento a favore degli attuali concessionari e, quindi, lo porrebbe in contrasto con le norme europee: in vista delle prossime gare, il 40% del punteggio complessivo si dovrebbe basare infatti sulla “professionalità acquisita dall’offerente nell’esercizio di concessioni di beni demaniali marittimi per finalità turistico-ricreative e la professionalità acquisita relativamente all’area alla quale si riferisce la procedura”.

Sollecitato alla Camera da un’interpellanza della parlamentare Claudia Mannino del Movimento 5 Stelle, il vice ministro dell’Economia Stefano Fassina ha minimizzato e replicato sul punto che “le ipotesi di soluzione riportate dalla stampa sono impraticabili in quanto in contraddizione con la disciplina comunitaria”. Di più: Fassina ha palesemente stoppato le tesi del suo collega di partito e di governo, Baretta, sulla sdemanializzazione, rimandando ancora una volta tutta la materia al vaglio delle Regioni e assicurando che nella legge di stabilità non arriveranno provvedimenti last minute (di last minute potrebbero esserci invece emendamenti ad hoc nel corso dell’iter parlamentare).

Il principio rilanciato dal vice ministro sulle spiagge è che tutti, oggi più che mai, dovranno adeguarsi agli orientamenti Ue il cui mancato rispetto da parte dell’Italia ha causato l’apertura della procedura di infrazione aperta nel 2008 e chiusa, a fatica, nel 2012. Fassina ha ‘smontato’ così la sdemanializzazione di Baretta in aula: posto che “il sottosegretario Baretta coordina un tavolo nel quale sono presenti rappresentanti delle amministrazioni statali coinvolte, dell’Anci e delle associazioni di categoria dei balneari”, il vice ministro mira a chiarire che “i temi normativi attribuiti con il documento in esame all’iniziativa del sottosegretario di Stato non sono la posizione del governo, ma sono il riflesso delle questioni in discussione destinate ad ogni ulteriore necessario approfondimento, un percorso che vedrà il coinvolgimento pieno- garantisce Fassina- anche della Conferenza delle Regioni per arrivare alla definizione di una normativa di delega”.

La deputata Mannino, da parte sua, teme appunto che nella discussione parlamentare sulla legge di stabilità possano spuntare emendamenti sulle spiagge in chiave anti Ue e preme su Fassina per far valere “la sua indisponibilità ad inserimenti last minute di eventuali maxi-emendamenti governativi nel disegno di legge di stabilità: su questo tema, anche un’ipotetica neutralità del governo sarebbe pelosa, ipocrita ed irresponsabile nei confronti dei cittadini e delle istituzioni europee”. Usciti dall’aula della Camera dopo le interpellanze, gli eletti pentastellati esultano e rivendicano che Fassina “ha accolto le tesi del Movimento 5 stelle, riconoscendo l’inevitabile violazione delle normativa comunitaria immaginata dal suo sottosegretario”.