Fumata nera tra sindacati e gruppo Sabatini per l’improvvisa richiesta da parte dell’azienda di lasciare a casa 24 dei 42 dipendenti dello storico marchio bolognese leader degli allestimenti fieristici in Italia e all’estero. Si è svolto questa mattina in Provincia, presente l’assessore alle attività produttive Graziano Prantoni, l’incontro con Cisl, Cgil, e l’azienda di Granarolo dell’Emilia. Fuori, sotto al portico di via Zamboni, dopo il falso allarme che ha fatto evacuare l’intero stabile dell’ente provinciale per venti minuti, una quindicina di operai licenziati in sciopero per otto ore.

La maggior parte di loro sono storici dipendenti dell’azienda, alcuni addirittura quotidianamente in contatto, anche solo con un saluto, con il presidente Claudio Sabatini, ex patron della Virtus Pallacanestro. “Ci siamo ritrovati senza posto di lavoro dal giorno alla notte senza preavviso e senza nessuna avvisaglia di crisi, proprio mentre stavamo preparando alcuni allestimenti da installare tra una settimana”, spiegano gli ‘esuberi’ raccolti nel presidio con bandiere e cartelli davanti all’uscio di palazzo Malvezzi, “siamo stati gettati come scarpe vecchie quando c’è chi tra di noi lavora qui da più di 20 anni. Pensavamo che il presidente dopo aver lasciato l’affare Virtus si concentrasse del tutto sull’azienda e invece niente”.

Il Gruppo Sabatini è leader nell’allestimento di padiglioni fieristici e strutture commerciali a Bologna, in Italia e all’estero: suoi gli spazi del gruppo Armani, Timberland, Fila, Wind, Trussardi e gli allestimenti, tra gli altri, per il Saie, il Motor Show – ora saltato – e Artefiera. “Per noi l’azienda non ha manifestato l’apertura mentale per la nostra proposta di contratto di solidarietà nazionale esteso su 24 mesi”, spiega Michele Colella della Filca Cisl, “l’utile nel 2013 c’era, anche se un calo in base agli eventi fieristici cancellati c’è. Non vorremmo si strumentalizzasse la crisi economica generale. Ad esempio non comprendiamo come un reparto come quello degli arredi, fiore all’occhiello dell’azienda, composto da 5 dipendenti, venga letteralmente cancellato da un giorno all’altro quando l’anno scorso ha fatturato 5 milioni di euro”.

“Il mercato in cui lavoriamo è cambiato repentinamente di un attimo all’altro che nemmeno ce ne siamo accorti”, racconta Claudio Sabatini al fattoquotidiano.it, “prima pianificavamo a tre mesi ora quando va bene a tre settimane. Purtroppo dobbiamo esternalizzare alcune funzioni. A livello umano la situazione è imbarazzante”, continua, “conosco di persona molti dei miei dipendenti. E per me, figlio di operai, è più doloroso licenziare che per altri imprenditori. Le soluzioni pratiche non so ancora quali saranno, spero che assieme a Provincia e sindacati si giunga alla soluzione più ‘carina’ per tutti”.

Il nuovo appuntamento tra le parti in causa, arbitro la provincia di Bologna, sarà il 30 ottobre: “Dovessi scommettere”, chiosa un lavoratore da 23 anni al lavoro nel gruppo Sabatini e ora licenziato, “direi 1% contratto di solidarietà, 99% cassa integrazione straordinaria”.