Napolitano? “Non mi ha cazziato”. Berlusconi? “E’ chiaro nel suo modo di fare perché questo non l’ho mai votato”. Letta? “Io sono profondamente diverso”. Matteo Renzi, sindaco di Firenze e candidato alla leadership del Pd, risponde così alla domande di Fabio Volo a Radio Dee Jay. 

“Un piano per il lavoro, vero” è la prima cosa su cui Renzi si impegnerebbe dal primo giorno se fosse eletto segretario. “Se oggi un ragazzo entra in un centro per l’impiego esce senza aver trovato lavoro. E questo è perché tutto funziona ancora con le raccomandazioni e con gli amici degli amici. Senza contare la burocrazia”. Secondo il primo cittadino fiorentino quello che serve all’Italia è una”rivoluzioncina”.  

Rispetto al presidente del Consiglio “io sono profondamente diverso. Enrico è, dicono, più calmo e riflessivo, saggio e prudente. Io sono un po’ più radicale e penso che in Italia ci vorrebbe una rivoluzioncina, nella pubblica amministrazione ma anche nell’establishement del mondo finanziario”. Bocca cucita sull’incontro al Quirinale ma nega di essere stato “cazziato” dal capo dello Stato sulle questioni dell’amnistia e della legge elettorale maggioritaria. “I giornali hanno detto che c’erano state delle polemiche…. Io sono andato a salutarlo molto volentieri, perché è normale che un sindaco vada a salutare il Presidente quando viene nella sua città. Poi non è un problema di maggioritario o no. Il problema è che dopo le elezioni non si sa mai chi vince. Ci sono tre punti precisi: il primo è che uno deve vincere, il secondo è che per cinque anni è responsabile di ciò che viene fatto e di ciò che non viene fatto, il terzo è che non si può, dopo essersene dette di tutti i colori in campagna elettorale, poi si va insieme e c’è l’inciucio”. E il Cavaliere? “Beh, uno dice ma guarda, non me lo sarei mai aspettato che fosse implicato in problemi di questo genere. Berlusconi è molto trasparente e chiaro in questo suo modo di fare. E per questo non l’ho mai votato”.