Attraverso una nota stampa, la Lucchini SpA ha smentito categoricamente che le operazioni effettuate presso lo stabilimento della Ferriera di Trieste siano realizzate fuori dal rispetto 
delle normative ambientali vigenti. L’azienda, che si riserva di perseguire legalmente “quanti hanno diffuso o contribuito a diffondere informazioni lesive dell’operato e dell’immagine aziendale”, definisce l’inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it “una grave diffamazione da parte di chi non è a conoscenza delle fasi del ciclo produttivo e delle norme che lo riguardano”. Nella nota si fa poi preciso riferimento ai sospetti versamenti di materiale inquinante denunciati dagli operai nell’inchiesta del Fatto. “L’operazione descritta nell’articolo rappresenta un’attività di recupero assolutamente prevista nel processo produttivo come definito dalle migliori tecniche disponibili per la prevenzione e controllo integrato dell’inquinamento ai sensi della Direttiva 2010/75/CE, BAT 57 (BAT – best available tecniques) che recita: “riciclare i residui di produzione [..] con ricircolo nel carbon fossile di alimentazione del forno da coke”. Come definito dalla BAT 57, dal processo della cokeria viene generato un residuo chiamato “polverino di catrame” che viene riutilizzato all’interno dello stesso ciclo produttivo. Tale residuo non è da confondere con il “catrame”, definito come sottoprodotto di cokeria, avente valore economico e pertanto venduto sul mercato per l’industria dei bitumi e asfalti”.
 “Si precisa – prosegue la nota – che proprio in conformità con quanto disposto dalle BAT, tra cui quella sopracitata, è stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale“.

Come documentato nella video-inchiesta del Fatto, è stata l’azienda stessa a escludere il versamento nei depositi di catrame di sostanze oleose o liquide, quali appaiono i materiali nei video pubblicati. Arrivando a definire tale eventualità “un danno”. Perché, spiegano, il carbone fossile è una materia “pagata perché sia asciutta”. Inoltre, proprio citando la migliori tecniche disponibili e la suddetta Direttiva Ue, l’azienda ha precisato che il “polverino di catrame” risulta dal trattamento di essicazione delle acque di carbone, e che si tratta di polvere, appunto. Un materiale secco, asciutto. Non esattamente quello che si vede nei video e che il direttore del dipartimento dell’Arpa di Trieste (Agenzie regionale per la protezione dell’ambiente) ha definito “sversamenti che potrebbero dar luogo a contaminazione del terreno” e dei quali non era a conoscenza.

(di Franz Baraggino)