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Ilva, chiesti gli arresti per l’ex ad Morselli e l’ex capo ispettori di Ispra: “Emissioni truccate e controlli addomesticati”

La procura di Taranto indaga su 28 persone e ipotizza, carico di alcuni di loro, l'associazione a delinquere. Sotto accusa anche l'ex direttore della fabbrica di Taranto. Francesco Astorri (Ispra) avrebbe falsato gli esiti dei controlli: "Il suo nome segnalato alla viceministra Gava per il ruolo di direttore"
Ilva, chiesti gli arresti per l’ex ad Morselli e l’ex capo ispettori di Ispra: “Emissioni truccate e controlli addomesticati”
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Emissioni di CO2 e benzene truccate, da una parte, i controlli addomesticati e le manutenzioni non fatte dall’altra. Sono le due direttrici lungo le quali si muove l’ultima inchiesta della procura di Taranto sull’Ilva. A finire sotto accusa è la gestione di ArcelorMittal e, quindi, l’intera catena di comando scelta dalla proprietà. A iniziare dall’ex amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli che rischia di finire ai domiciliari e, come lei, anche l’ex direttore dello stabilimento Ilva di Taranto Alessandro Labile e Francesco Astorri, ex responsabile di Ispra per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Nell’inchiesta ci sono anche altri indagati a piede libero tra cui Franco Bernabè, ex presidente del cda di Acciaierie d’Italia, e Aditya Mittal, ceo di ArcelorMittal SA, e altre persone che hanno svolto incarichi in AdI, oltre a 8 membri del comitato Ets del ministero dell’Ambiente.

A richiedere gli arresti per i tre sono stati i sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Francesco Sansobrino e Francesco Ciardo, nel frattempo passato alla procura di Lecce, nell’ambito di un’indagine aperta tempo fa, relativa alle quote di Co2 che avrebbe provocato un ingiusto profitto di 342 milioni di euro ai danni dell’Ue e per le manutenzioni mai fatte all’interno dell’impianto pugliese, arrivata a un punto di svolta. I pubblici ministeri hanno chiesto anche dieci interdittive per tre diversi motivi e l’inchiesta conta, in totale, 28 persone indagate e 5 società. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano ha disposto gli interrogatori preventivi per il 3 novembre.

A carico di otto persone, la procura contesta l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Tra le ipotesi contestate, a vario titolo, c’è anche quella di disastro ambientale. Le accuse coprono un periodo temporale che va dal 2019 e al 2024. Astorri, ex capo del nucleo ispettivo di Ispra, è accusato di aver falsato gli esiti dei controlli in fabbrica per favorire l’impresa.

In cambio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Astorri avrebbe ottenuto la “promessa” di Morselli e Labile del “conferimento dell’incarico di Direttore del Servizio Val – Asi/RTec” di Ispra, per il quale aveva presentato domanda. I due ex dirigenti – sempre secondo gli inquirenti – “segnalavano” il “suo nominativo a Vannia Gava”, vice ministra dell’Ambiente, non indagata, “esercente i poteri di vigilanza e controllo sulle attività di Ispra”. Contattato dal Fatto Quotidiano, l’ufficio stampa del Ministero ha precisato che la viceministra “non ha funzioni di vigilanza né deleghe su Ispra”, la cui vigilanza fa capo al Mase. Ha inoltre chiarito che “le nomine avvengono secondo il regolamento di Ispra”. Quanto ad Astorri, il Ministero ha spiegato che “presentò la propria candidatura attraverso un interpello, ma non è mai diventato direttore”.

Per quanto riguarda la vicenda delle quote di Co2, la procura jonica ha invece chiesto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per 8 membri del comitato Ets del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Il comitato si occupa dell’attuazione del sistema di scambio delle quote di emissioni dei gas ad effetto serra, previsto da una direttiva dell’Unione europea e nell’inchiesta della Procura jonica sono state esaminate le quote di Co2 dell’acciaieria pugliese. Inoltre per altre due persone con funzioni di direzione in Acciaierie d’Italia è stato chiesto il divieto di esercitare ruoli direttivi in imprese sottoposte ad autorizzazione integrata ambientale.

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