Pare che la rete non veicoli più solo il disprezzo e la rabbia della gente verso chi governa. No, nell’era del web 2.0, accade anche il contrario; le tenzoni tra illustri cybernauti e anonimi utenti, sono un fenomeno ormai frequente: i governanti scendono nell’arena e danno fuoco alle polveri (verbali) lasciando andare le dita (sulla tastiera) a ruota libera. Il celebre tweet di Maurizio Gasparri, che chiedeva a un utente che lo aveva criticato, se la mamma avesse concluso il turno di notte in strada è già storia. E la grottesca antologia raccolta da Gabriele Corsi potrebbe essere un compendio per un corso di comunicazione politica.

Ma ora, vi dirò: posso aggiungere anche la mia testimonianza. I fatti, ieri ho condiviso sul wall della mia pagina Facebook, il commento di Stefano Esposito, senatore del Pd e ultrà della causa “pro Tav”, a proposito della manifestazione di sabato scorso: ‘Oggi a Roma è andata in scena la solita violenza da parte dei soliti gruppi di autonomi e anarchici. Ancora una volta una manifestazione di protesta è stata trasformata in un occasione di scontro e cieca violenza, la città di Roma ne ha pagato le conseguenze. Per questi teppisti non fa differenza trovarsi a Roma oppure a Niscemi o in Valsusa per loro conta solo attaccare le Ffoo. Ed è a poliziotti, carabinieri e guardia di finanza che voglio esprimere vicinanza e gratitudine per il loro prezioso e faticoso lavoro.’

Un commento lecito, il suo, ci mancherebbe, ma ridurre la vicenda di una grande manifestazione di protesta, che ha visto la partecipazione di ben 70 mila persone, agli episodi isolati di 8 agenti feriti e 15 manifestanti con un bilancio, come ha scritto Giorgio Cremaschi con ‘meno incidenti che in una normale partita di calcio’, è una visione, a parere di chi scrive, un po’ miope: anche in considerazione dei venti di guerra annunciati dalla stampa alla vigilia, si è trattato di un eccellente risultato. Nessun osservatore oculare o collega giornalista presente al corteo, che ho interpellato, poi, mi ha parlato di ‘cieca violenza’ mentre l”autonomi’ ed ‘anarchici’ che il senatore sovente ripete, ha una certa assonanza con quel ‘soliti perdaballe dei centri sociali’ con cui Mario Borghezio, apostrofava lo scorso 9 febbraio, un gruppo di manifestanti che lo contestava a Pisa.

Di quale cieca violenza parlava allora Esposito? Non ho resistito e ho dovuto pubblicare il suo status, seguito dal commento: ‘Stefano Esposito è il Borghezio del Pd ed è disperato perché ieri, a Roma, nessuno s’è fatto male’. E qui a sorpresa, notata la condivisione, il senatore mi ha lusingato, intervenendo con un commento direttamente sul mio profilo (pur non essendo tra i miei contatti): ‘È tu sei uno dei tanti imbecilli che popolano Fb’. Segno dei tempi o (poco) onorevole cyberbullismo? Eppure i due i parlamentari, di cose in comune ne hanno, perché offendersi? Entrambi combattono una guerra personale contro i centri sociali, entrambi hanno una passione viscerale per la dichiarazione shock e ciascuno di loro ha il suo, personale, monotematico e ossessivo schmittiano nemico: gli immigrati dal sud del paese e del mondo per l’uno, i NoTav per l’altro.

Certo, il linguaggio pecoreccio di Borghezio, sembrerebbe a primo acchitto immune da concorrenza. Ma Borghezio non è esponente del partito di maggioranza relativa del paese e la Lega non ha fatto certo di solidarietà ed equità (a parole) una bandiera. Esposito farcisce il suo intenso cyber-attivismo con un vocabolario un po’ vintage, mutuato dalla destra, e impiega con disinvoltura definizioni come ‘tolleranza zero’ o espressioni come ‘repressione lucida e senza sconti’. Onnipresente ogni qualvolta compaia il tag “Tav”, è un po’ come le pubblicità mirate di Facebook che appaiono sul lato dello schermo, quando l’utente digita determinate parole chiave: basta che a un corteo spunti una bandiera No Tav ed ecco che arriva l’instancabile Esposito a ricordare che lui tiene alla Tav.

E poco importa che l’alta velocità fosse solo uno dei temi portati della piazza sabato scorso: anche se precari e movimento di lotta per la casa, rivendicano il diritto alla ‘stabilità’, lui ha commentato il corteo, il suo corteo, quello che ha visto lui in tv insomma, agitando la bandiera del diritto alla ‘mobilità’. Incomunicabilità totale, insomma. Il suo impegno Si Tav è tanto radicale e assoluto da toccare, nei confronti degli oppositori, picchi di cinismo inediti anche per lo smaliziato progressismo ‘post-buonista’: ricordate il ‘Parte da Pisa per andare a fare la guerra allo Stato, prende giustamente, qualche manganellata e si inventa di essere stata molestata #bugia‘ all’indirizzo della manifestante Marta Camposana? Le indagini sono in corso, quindi non è chiaro quale fosse la fonte del senatore-attivista ma aldilà dei profili giuridici della questione, si può accusare, senza prove, una signora, di essersi ‘inventata’ delle molestie?

Una denuncia di abusi è una cosa seria e utilizzare una vicenda del genere solo in funzione di propaganda pro-Tav è stato un atto irresponsabile e crudele. Esposito, in questo frangente, si è mostrato la vera antitesi del gentleman. Rispetto a quest’ultima vicenda, l”imbecille’ che mi sono rimediato è poca roba ma la questione contiene, se vogliamo, dei profili inediti: non si tratta di un commento ‘re-twittato’ o di una guerra a colpi di hashtag. No: Esposito è venuto ‘a casa mia’, sul mio wall, per darmi dell’imbecille e poco dopo ha scatenato le truppe cammellate sul suo profilo. Un salto di qualità (al rovescio) rispetto alle interazioni pubbliche di Twitter. Negli anni ’80, Giulio Andreotti, scrisse ‘Onorevole stia zitto’ su (onorevoli) insulti e provocazioni. Forse sarebbe il caso di rispolverare quel titolo e lanciare un hashtag contro il cyber-bullismo parlamentare.