L’Inps chiede un centesimo di rimborso e spende 5 euro di raccomandata per averlo indietro. La surreale richiesta dell’ente pubblico per la previdenza sociale è giunta ad un pensionato di 84 anni, Emilio Casali, di Riccione. Qualche giorno fa l’uomo ha ricevuto un bollettino urgente dove veniva specificato che nel periodo che va dal 1 gennaio 1996 al 31 dicembre del 2000, gli è stato pagato un centesimo di euro in più sulla sua pensione: “Sono state corrisposte quote di pensione non spettanti in quanto l’ammontare dei redditi personali è superiore ai limiti della legge 335 del 1995”.

Per ottenere l’esoso esubero di 1 centesimo, l’oramai rara monetina d’acciaio con placcatura in rame, l’Inps non ha però badato a spese: solo la raccomandata per comunicare al pensionato l’eccesso di denaro corrisposto tredici anni fa è costata 5 euro: “E’ un’assurdità”, ha spiegato al Corriere di Romagna, il figlio del pensionato, “Mi chiedo se l’Italia possa essere considerato un paese che può avere un futuro se spende 5 euro in una raccomandata, più i costi della carta, i costi dei dipendenti per impostazione la pratica, i costi per recarsi alla posta per pagare il bollettino e i costi del bollettino (1,30 euro). Tutto per incassare la bellezza di 0,01 euro”.

Ma le stravaganze burocratiche non finiscono qui. Ad accompagnare la raccomandata con annesso bollettino, ecco che spunta anche un’agevolazione per il cittadino. Se la famiglia Casali lo vorrà c’è perfino la possibilità di recarsi in un uno degli uffici Inps territoriali “e verificare la possibilità di rateizzare il rimborso”: “Se proprio l’Inps volesse incassare la poderosa cifra di 0,01 euro – ha concluso il figlio di Casali – avrebbe potuto farlo trattenendola semplicemente dall’erogazione attuale della pensione di mio babbo. Quasi quasi chiedo la rateizzazione – ironizza -, ma sono propenso a non pagare per la curiosità di vedere se mi arriva un altro bollettino e di quale importo”.

La pratica Casali ha anche un ulteriore aggiunta che mostra il lato demenziale di una macchina burocratica incapace di auto censurare le questioni più semplici: nel caso il cittadino ritenga ingiusta o non sia semplicemente d’accordo con la richiesta di rimborso, l’Inps suggerisce la possibilità di proporre “un’azione giudiziaria da notificare direttamente alla sede romana”.