Con un occhio preoccupato alla crisi economica che la attanaglia come tutto il mondo intorno, San Marino si prepara a celebrare domenica 20 ottobre il suo referendum per l’ingresso nell’Unione europea. A rispondere al quesito saranno chiamate 33 mila persone che dovranno dire un “sì” o un “no” all’apertura di trattative con Bruxelles. La serenissima Repubblica nata nell’anno del Signore 301, incastonata tra le Marche e la Romagna, sembra però spaccata e indecisa. Gran parte dei partiti, prevalentemente a sinistra, sono per il “sì”: Partito socialista, Sinistra unita, Unione per la repubblica. A favore anche il Partito dei socialisti e dei democratici che però è in disaccordo con il suo alleato di governo, il Partito democratico cristiano, la forza più importante nel parlamento sammarinese. La Dc sammarinese ha infatti invitato a votare scheda bianca. L’altro membro della maggioranza, l’Alleanza popolare ha invece lasciato libertà di voto.

Più sparuto il fronte del “no”, composto dalla lista Noi sammarinesi, una specie di Pdl del Titano e dal movimento Rete. Il fronte anti-Europa potrebbe tuttavia farsi forte del momento economico difficile e fare leva sulle paure e sui dubbi dei sammarinesi di fronte a un ingresso nell’Ue, alle prese a sua volta con una pesante recessione e con questioni scottanti come, per esempio, la situazione della Grecia. “Non possiamo accettare la libera circolazione delle persone: 33 mila abitanti in un contesto di 500 milioni di persone, metterebbero in discussione anche il nostro sistema sociale che è il più avanzato al mondo. I cittadini sammarinesi sono assistiti gratuitamente dalla nascita all’ultimo giorno di vita e vogliamo che questo rimanga alle future generazioni”, spiega al fattoquotidiano.it Maurizio Faetanini del comitato per il “no”, che in occasione della chiusura della campagna referendaria, porterà come testimonial Gianluca Pini, il deputato romagnolo della Lega nord.

Il comitato per il “sì” dal canto suo tranquillizza tutti e spiega che non sarà questo voto a portare la repubblica più antica del mondo dritta a Bruxelles: “Con il sì al referendum – spiega in una nota il comitato promotore San Marino verso l’Europa – si approva la proposta di presentare domanda di adesione, che non significa entrare nell’Unione, ma significa avviare la trattativa che consentirà di negoziare le condizioni alle quali potrà avvenire l’integrazione della nostra Repubblica nell’Unione. In altre parole si avrà la possibilità di mettere in chiaro ‘costi e benefici’ e poter quindi successivamente decidere a ragion veduta sulla convenienza di tale scelta per San Marino”. L’ingresso vero e proprio alla fine delle trattative di adesione sarebbe poi comunque sottoposto a un referendum.

Il fronte del no però non ne vuole sapere: “Ci sono quattro libertà fondamentali nell’Unione europea e su due siamo disposti a trattare: la libera circolazione delle merci e quella dei servizi. Ma per quanto riguardo le altre due libertà, San Marino non può recepire perché andremmo a minare la nostra sovranità, indipendenza e neutralità”, spiega ancora Maurizio Faetanini. I partiti del “sì” però replicano: “Sulla possibilità che San Marino diventi oggetto di ondate immigratorie, va detto che in fase di trattativa sarà possibile chiedere una specifica deroga in considerazione delle ridotte dimensione territoriali di San Marino. Deroga che potrebbe venire accordata così come già accaduto in altri Paesi.”.

L’unica cosa certa è che un anno fa la Commissione europea ha gelato gli entusiasmi dei referendari: “Un’eventuale richiesta di adesione comporterebbe due difficoltà rilevanti: in primo luogo, le istituzioni dell’UE non sono attualmente pronte all’adesione di tali Paesi di piccole dimensioni. In secondo luogo, la capacità amministrativa limitata dei Paesi di piccole dimensioni avrà un impatto significativo sulla loro capacità di attuare l’acquis dell’UE e di adempiere a tutti gli obblighi in capo agli Stati membri dell’Ue”. Come dire, va bene Malta, che comunque è 10 volte San Marino, ma stati così piccoli, come anche Andorra e il principato di Monaco, difficilmente potranno aderire in toto all’Unione europea.

Domenica si terrà anche un altro referendum promosso dai sindacati, relativo all’indicizzazione all’inflazione degli stipendi e dei salari in occasione di contratti collettivi scaduti . Anche per questo motivo la partecipazione al voto dovrebbe essere garantita e tutti pensano che il quorum del 32% si raggiungerà. Sempre che l’antipolitica e l’anti-europeismo non abbiano fatto presa anche qui.