Continua il delirio burocratico. Giorni fa raccontavo del tentativo che ho fatto con mio padre di mandare tende a Lampedusa, scoprendo che la legge, non lo consente…
Addirittura il comune di Lampedusa le tende le ha già, ma non le può dare ai naufraghi…

Oggi ritelefono alla segreteria della sindaco Nicolini che mi informa che la situazione è invariata… E mi conferma anche che c’è una legge che obbligherebbe lo Stato a trasferire altrove i naufraghi, entro 96 ore. Ma non lo fanno. Lo Stato italiano non rispetta la sua stessa legge che gli impone di spostare questi esseri umani verso sistemazioni civili ma fa rispettare rigidamente la legge che vieta a “estranei” (il Comune di Lampedusa!!!) di fornire tende a questi disperati.

Ma l’assurdo va ben oltre. Mi informano anche che non hanno accettato neanche l’offerta di Papa Francesco di fornire spazi di proprietà della Chiesa Cattolica, in giro per l’Italia, dove spostare almeno le famiglie con bambini. L’offerta è stata fatta attraverso l’arcivescovo Konrad Krajewski, Elemosiniere del Papa, giunto a Lampedusa subito dopo il disastro per verificare lo stato delle cose e rendersi disponibile per aiuti.

Anche Konrad Krajewski aveva offerto la disponibilità del Papa a donare almeno tende a chi era senza riparo. E intanto i naufraghi sono ancora sotto la pioggia. Anzi la situazione è peggiorata perché si sono aggiunti altri 400 disperati via via sbarcati.

Il delegato del Papa, mi informa sempre la segreteria della sindaco Nicolini, ha anche tentato di donare una grande tenda da adibire a ludoteca per i molti bambini stipati nel centro di accoglienza. No anche a questo. Non si può… La legge non lo consente… Allora la sindaco, in collaborazione con la parrocchia locale, ha organizzato due tende fuori dal campo per far giocare i bambini, cioè dentro il centro di “accoglienza” è vietato, fuori (per fortuna!) no… Queste tende-ludoteca sono state montate presso la Casa della Fraternità una struttura della parrocchia di Lampedusa, e sono gestite da operatori volontari che a turno stanno con i bambini. Poi la sera i bambini devono essere riaccompagnati al centro di “accoglienza”.