Un giornalista dovrebbe sempre verificare le notizie che scrive e mai basarsi sul sentito dire.

Il caso Scrabble/Scarabeo è per me emblematico di un’informazione scorretta che a furia di essere ripetuta è quasi diventata realtà, almeno per la maggior parte delle persone. È una questione piccola, forse insignificante, ma ci fa capire quanto poco possiamo fidarci dell’informazione che ci viene propinata dai media. È come quando Berlusconi ripete fino alla noia che lui agisce per il bene dell’Italia: molti finiscono per credergli. 

Ma veniamo al caso in questione. Ricorre quest’anno il cinquantenario dello Scarabeo, che in Italia è – oggettivamente – il più noto gioco di parole in scatola. Bene, auguri! Io stesso l’ho praticato a lungo, anzi, è stato forse la mia principale porta d’ingresso nel variegato mondo dei giochi.

Il problema è che quasi tutti lo confondono con lo Scrabble, in pratica lo considerano la versione italiana dello Scrabble. Errore! Sarebbe come dire che la Fiat è la versione italiana della Ford.
Esemplare in negativo (per pigrizia intellettuale, credo, più che per mala fede) l’articolo uscito il 9 ottobre sul sito di Repubblica, che riesce a confondere cose e concetti in modo davvero magistrale. 

Senza entrare nei dettagli dei due giochi, ricordo solo brevemente la vera storia dello Scrabble, concepito dall’architetto disoccupato Alfred Butts verso il 1930 (durante la grande crisi) e venuto alla luce col nome di Scrabble solo nel 1949.

In quasi tutto il mondo si gioca a Scrabble (con le regole dello Scrabble originale), ma in Italia il mercato è dominato da Scarabeo, un gioco del tutto simile allo Scrabble, che ha cominciato a essere distribuito (Editrice Giochi) dal 1963, prima dell’arrivo dell’edizione italiana dell’originale. Cambia il nome, il tavoliere ha 17 caselle di lato anziché 15, qualche regola è modificata (in peggio) e la causa internazionale è vinta (in terzo grado): Scarabeo può circolare liberamente, dalla sentenza risulta che le idee (compresi quindi i meccanismi dei giochi) una volta espresse sono patrimonio dell’umanità e che solo il corpus mechanicum può esser tutelato! Dati questi precedenti, infastidisce un po’ che nelle traduzioni (di film, di libri) Scrabble venga quasi invariabilmente tradotto con Scarabeo, cioè col nome del “competitor” che gli ha soffiato il mercato in Italia.

Chi vuol giocare seriamente a Scrabble può visitare il sito della Federazione Italiana Gioco Scrabble… dove naturalmente non c’è alcuna menzione dello Scarabeo.