All’alba di martedì è partita un’operazione della Squadra mobile di Milano nei confronti di una banda di latinos appartenenti alla gang Ms13. La polizia ha eseguito 25 ordinanze di custodia cautelate nei confronti di soggetti di età compresa tra i 17 ed i 36 anni, in maggioranza salvadoregni, accusati di associazione per delinquere, rapina, lesioni, detenzione e porto d’armi da taglio. Gli arresti hanno riguardato anche due maggiorenni già detenuti per questi episodi, oltre ad un minore che si trova già un carcere all’istituto Beccaria di Milano e altri due minori ospitati da allora in una comunità.

Gli episodi criminali per cui si procede vanno da ottobre 2010 a settembre 2012. Due anni di indagini durante i quali sono stati commessi pestaggi e aggressioni, tutti nell’ambito dello stretto controllo psicologico esercitato dal gruppo, dalla banda, che reclutava nuovi affiliati tra i giovani più intemperanti e difficili. I gip di Milano che hanno emesso le ordinanze, Andrea Antonio Salemme e Rosanna Calzolari (quest’ultima del Tribunale dei minori) hanno fatto eseguire 25 provvedimenti restrittivi (7 dei quali a minori) alcuni dei quali domiciliari.

Le indagini sono partite da due tentati omicidi commessi dalla gang nel gennaio 2011 alla fermata della metropolitana Duomo e nel febbraio successivo in via Pompeo Castelli.  A capo della banda, definita dagli investigatori “una vera e propria organizzazione criminale”, c’era il 25enne Josue Flores Soto, detto “Kamikaze“, che dagli altri membri della gang era chiamato “Ranflero”. Nel corso delle perquisizioni, avvenute a Milano, nel l’hinterland, in altre province lombarde e in quella di Novara, sono stati trovati quattro machete utilizzati nel corso dei tentati omicidi e delle numerose rapine in strada che la banda commetteva per finanziarsi. A casa degli arrestati gli investigatori hanno trovato anche un decalogo di regole strettissime che gli affiliati all’Ms13, la ‘Mara Salvatrucha 13’, dovevano osservare e che erano state comunicate direttamente dalla gang in Salvador.

Gli investigatori hanno anche documentato numerosi episodi di violenza all’interno della banda. I membri della gang che non obbedivano prontamente e i membri di altre organizzazioni subivano spesso violente punizioni. A dare l’ordine di intervenire, chiamata “luce verde”, era Ranflero. Anche per entrare nella banda, i giovani subivano un pestaggio mentre le donne erano sottoposte ad una violenza sessuale. Tutti i membri della banda avevano tatuaggi di riconoscimento ed erano soliti contrassegnare i luoghi dove si riunivano scrivendo sui muri la sigla della banda con la vernice spray. Gli investigatori hanno trovato queste tag anche al Parco Nord di Milano e in via Giovanni da Procida.