Ogni filone d’indagine sulla strage di piazza Fontana (Milano, 17 dicembre 1969) è stato archiviato. Il giudice per le indagini preliminari di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha analizzato i quattro filoni d’inchiesta che negli anni scorsi sono stati aperti dalla Procura di Milano successivamente alla sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005. I supremi giudici avevano confermato le assoluzioni decise in appello nel 2004 per i tre neofascisti, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, che erano stati condannati in primo grado all’ergastolo facendo calare il sipario su un massacro rimasto senza colpevoli. Il gip, accogliendo la richiesta di archiviazione dei pm Armando Spataro, Maurizio Romanelli e Grazia Pradella, ha stabilito che non ci sono elementi per portare a giudizio nessuno sottolineando che non si può indagare “all’infinito” su ipotesi prive di fondamento. 

“Il fatto che, a distanza di oltre quaranta anni da quel tragico 12 dicembre 1969, e dopo la celebrazione di vari processi, la strage di piazza Fontana, non abbia visto alcun colpevole punito non può che determinare una generale insoddisfazione, sia sul piano giuridico che su quello sociale. Si tratta di uno stato d’animo e di un rilievo non certo attenuati dal fatto che Carlo Digilio (neofascista di Ordine Nuovo, ndr) – osserva il giudice – sia stato riconosciuto in via definitiva colpevole della strage e che di Freda e Ventura (anch’essi ordinovisti), pur in precedenza definitivamente assolti, si parli in motivazioni di sentenze definitive come responsabili della strage. Per quanto riguarda Digilio, in particolare, egli è stato condannato in primo grado, ma gli sono state concesse le circostanze attenuanti generiche per la collaborazione prestata e, dunque è stata dichiarata in sentenza l’estinzione dei reati contestatigli a seguito di intervenuta prescrizione: Tale sentenza n°15/2001 del 30 giugno 2001 della II corte d’Assise di Milano, non è stata impugnata dal Digilio ed è quindi diventata definitiva, sicché – si può dire – la sua responsabilità è stata accertata. Ma, come si è detto in precedenza, la costatazione che non vi sono altri colpevoli dichiarati tali in un dispositivo di sentenza non costituisce certo una ragione sufficiente perché – argomenta il gip – si possa protrarre all’infinito indagini prive di serio fondamento, specie se nei confronti di persone decedute o già giudicate per la strage in questione. Né una nuova indagine è giuridicamente possibile solo per accertare possibili modalità di esecuzione della strage diverse da quelle finora note, specie se esse si presentino irrilevanti o fantasiose”. 

Le indagini hanno escluso le presunte piste alternative come quella della seconda bomba: ”Gli elementi probatori raccolti nel corso delle indagini preliminari si sono rivelati assolutamente inidonei ad individuare soggetti in ipotesi corresponsabili della strage di Piazza Fontana, a sostenere l’accusa in giudizio ed a consentire di addivenire, all’esito ad un giudizio di merito, ad una affermazione di responsabilità dell’indagato oltre ogni ragionevole dubbio” ragiona il gip.  ”Non smetteremo di cercare la verità e di raccogliere altri elementi” per arrivare a scoprire i responsabili dice l’avvocato Federico Sinicato, legale delle vittime dell’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Per l’avvocato “il giudice ha sottovalutato le dichiarazioni di testimoni come Gianni Casalini e Giampaolo Stimamiglio che invece portano a importanti elementi di novità. Secondo noi aprono delle concrete possibilità di indagini – prosegue il legale – e portano a identificare possibili correi. Ma tali dichiarazioni devono essere sviluppate. Il gip invece ha preteso da noi, in questa fase preliminare, elementi di accusa sufficienti per il rinvio a giudizio e non per la semplice apertura di una indagine preliminare”.