Un altro dei grandi privilegi di essere negli Stati Uniti questo semestre (qualche giorno fa scrivevo del privilegio di poter assistere alle conferenze di incerti capi di incerti governi in prima fila…) è quello di potere vedere la stagione 3 di Homeland in diretta, senza doverla scaricare illegalmente da Internet… Non so quanti siano i patiti di serie televisive tra i lettori de il Fatto, e so che in questi giorni la vita politica italiana è così mozzafiato che chi ha tempo di occuparsi di quel che succede altrove?

Beh, per consolarvi, prima di tutto vi dirò che anche la politica americana è mozzafiato in questi giorni, anzi, forse peggio di quella italiana! I Repubblicani qui sono ancora più eversivi dei nostri pidiellini, e stanno minacciando di fare letteralmente chiudere l’amministrazione pubblica, votando contro qualsiasi spesa, se l’esecuzione della legge sulla sanità di Obama, la famosa Obamacare non viene ritardata di un anno. La Camera è a destra, il Senato a sinistra: il Senato oggi ha respinto le richieste destrorse della Camera e stasera a mezzanotte le amministrazioni pubbliche rischiano semplicemente di… chiudere!

In questo clima di incertezza e follia politica, ieri sera l’America si è concessa un’ora e più di televisione su ShowTime per vedere il primo episodio della terza stagione della serie Homeland, e approfittare per sbirciare, alle dieci, il primo episodio di una serie nuova, geniale, Masters of Sex: la storia della coppia mitica Masters e Johnson, che pubblicò il più rivoluzionario rapporto sulla vita sessuale degli americani negli Anni Sessanta.

Ma torniamo a Homeland: quello che affascina da tre anni di questa serie televisiva è che è il sintomo di un’America senza più certezze, che ha perso la visione semplice e rassicurante di un mondo diviso tra “buoni” e “cattivi” e tra verità e menzogna. Finito John Wayne, i nuovi eroi americani sono Brody, un soldato americano rapito in Iraq per 8 anni e passato dalla parte di Al Qaeda, e un’agente della Cia, Carrie, oracolare, brillantissima e bipolare, che “vede” la verità solo in stati di mania. Carrie si accorge subito che Brody è un traditore, ma ovviamente si innamora di lui, della sua doppiezza, dell’inevitabile duplicità di qualsiasi verità e di qualsiasi valore morale.

La nuova stagione si apre con il processo a Carrie dopo un attentato che ha spazzato via più di duecento agenti Cia e uomini politici, attentato attribuito a Brody, infine smascherato, e che invece lui non ha commesso. Carrie ovviamente è l’unica ad essere convinta che lui sia innocente, e lo aiuta a scappare, vedremo dove nel prossimo episodio. La famiglia di Brody, che giocava alla famiglia americana perfetta e compatta intorno al soldato eroe di ritorno dalla guerra, si trova a fare i conti con un padre trasformato in “mostro”, nemico numero uno della nazione. Il tentativo di suicidio della figlia Dana è però un’apertura verso la fine delle ipocrisie, il bisogno di gettare la maschera non si sa bene dove di una società che ormai vive di falsi eroi e falsi valori. Per sciogliere l’imbarazzo della madre e della nonna a cena, Dana cita la battuta famosa dell’ottimista che cade dal grattacielo e dice: “So far so good…”  e che riassume benissimo come ci sentiamo tutti noi abitanti di un Occidente vicino a uno sfacelo rimandato di continuo.

Dicono qui che sia la serie preferita di Obama, e forse il presidente l’ha guardata un po’ troppo e ne ha tratto ispirazione nel prendere quelle confuse decisioni sulla Siria, mostrando che quello che sbaraglia di più l’Occidente dalla morale bivalente, del sì e de no, dei buoni e dei cattivi, è l’ambivalenza di quelle società “altre” dove il bene e il male si confondono. Quello che ci confonde, ci polarizza e infine ci paralizza è la fine delle certezze in bianco e in nero.

Quanto alla nuova serie Masters of Sex, merita una riflessione tutta per sé. Solo un anticipo in questo post: le serie televisive, che si popolano ormai di favolose eroine femminili, hanno trovato una nuova star oltre alla fragile e geniale Carrie di Homeland: Virginia E. Johnson, prima segretaria, poi amante di William Masters, e infine co-autrice del famoso rapporto sulla sessualità americana, una donna straordinariamente avanti rispetto alla sua epoca, capace di rapporti schietti e amichevoli con gli uomini e capace di parlare di sesso senza diventare volgare, insomma un nuovo modello della relazione bipolare per eccellenza, quella tra maschi e femmine. Forse è cambiando davvero quella relazione fondamentale che emergerà una società meno spaventata dall’altro e più flessibile nel fare evolvere i suoi valori.