“Allora, secondo lui, la donna è inferiore all’uomo”, tuonò una volta Giò, la collaboratrice domestica protagonista dei racconti con cui Giovannino Guareschi intratteneva i lettori di Oggi negli anni 60 (sì, la ragazza, a Guareschi, gli dava del lui). Risposta: “Non ho parlato d’inferiorità, ma di disparità. Nei Paesi dove ha raggiunto la piena parità di diritti, la donna fa tutti i mestieri, esattamente come l’uomo. Ma continua a metterli al mondo lei, i figli. La parità dei diritti fra uomo e donna esisterà solo quando nelle cliniche oltre al reparto maternità, esisterà un reparto paternità”. 

Questo scampolo di vita con Giò illumina meravigliosamente le considerazioni che Laura Boldrini ha sottoposto al pubblico durante un convegno su “Donne e media”. “Non può essere concepito normale uno spot dove il papà e i bambini sono seduti a tavola e la mamma serve a tavola. In quale altro Paese sarebbe messo in onda?”. Dice la presidente della Camera che la questione merita una riflessione. Prima di riflettere, però, signori papà alzatevi immediatamente da tavola e andate in cucina ad aiutare vostra moglie (anzi, “moglie” è troppo reazionario. Diciamo compagna? Diciamo partner? Ma no, diciamo altrimenti: altro soggetto convivente o coadiuvante nella riproduzione, così non si offende nessuno).

Sventato l’allarme del desco politicamente scorretto, potremmo davvero fermarci a riflettere su dove ci sta portando questa ininterrotta lamentatio sulle donne. Siamo diventate dei panda o qualche altro animale in via d’estinzione. Ormai si parla delle donne come di una specie da proteggere: la cosa inquietante è che a farlo sono le donne.

Come Laura Boldrini, che presiede la Camera dei deputati in un momento buio in cui il Parlamento è pressoché svuotato della sua funzione in un Paese dove si legifera solo con decreto (per non dire di altri edificanti esempi, come il monito del Consiglio superiore di difesa sugli F35 o l’Aventino parlamentare dopo la fissazione dell’udienza in Cassazione per B). Ma proprio della disposizione a cena delle pubblicità si deve occupare? E poi: davvero qualcuno vive come un problema il fatto che una pubblicità mostri una donna che porge un piatto alla sua famiglia?

A parte il fatto che nutrire è un gesto ancestralmente femminile (il latte ancora gli uomini non lo producono), non c’è nulla di particolarmente svilente nel continuare a farlo. Non è questo assillante parlare di donne da parte delle donne a relegare le medesime donne in un ghetto? Parliamo invece dell’inaccettabile disparità di stipendi tra i due sessi, dell’indipendenza economica, dell’autorevolezza e dell’autonomia intellettuale. Finché ci nascondiamo dietro supposte violazioni dell’immagine, del ruolo, dei diritti resteremo relegate in un inutile vittimismo. 

Soprattutto non ne abbiamo bisogno: possiamo fare tutto quello che fanno gli uomini. Ma forse l’attenzione – eccessiva, ossessiva – su questi temi nasconde una verità: il timore di una raggiunta, reale, autonomia.

@SilviaTruzzi1

Il Fatto Quotidiano, 29 Settembre 2013