Stamani, nell’edizione cartacea del Fatto Quotidiano, mi sono posto una domanda retorica: qual è, oggi, la strategia del Movimento 5 Stelle? Non dico in generale, né alludo ai massimi sistemi (la rivoluzione e bla bla): parlo proprio del presente, del contingente.

Da Rodotà in poi, con l’eccezione della vergognosa epurazione Gambaro, i 5 Stelle hanno agito bene. Nell’articolo ho elencato le molte battaglie meritorie, oltre al fatto dirimente che sono gli unici, come e più di Sel, a fare opposizione vera.

Sono cresciuti, non sono assenteisti, non hanno paura e spesso lottano contro i mulini a vento (e per giunta sono mulini bruttissimi). Se l’obiettivo era essere i più bravi in Parlamento, o anche solo i meno deludenti, la sfida è già vinta. E pur considerando la pochezza di quasi tutti gli avversari, non è poco.  La mia sensazione, però, è che tutto questo sia molto ma non abbastanza. I 5 Stelle, al momento, sono bravissimi a vincere le battaglie e a perdere le guerre

Ogni volta che passa un treno (il secondo giro di consultazioni, il voto a Prodi al Quirinale una volta “caduto” Rodotà, ora l’idea di un governo di scopo), loro giocano ai duropuristi fighetti. Non si muovono di un millimetro. E se ne stanno lì, da bravi ortodossi, a compiacersi del disastro altrui. E’ un errore. Un grave errore, che peraltro regala alibi e voti al Pd. Sarebbe ora il momento di proporre un governo (ombra) con nomi e cognomi, da proporre a Sel e Pd. Non un generico governo di scopo: una lista vera e propria, con un Premier (Zagrebelsky?) e ministri disposti a starci. Personalità di spicco, da Gino Strada a chi vorranno.
  Gli ortodossi talebani mi diranno: “Non è nel protocollo”. E sticazzi del protocollo: non siamo all’assemblea studentesca, i ribelli cool (tipo Fico) da una parte e i tattici riformisti (tipo Orellana) dall’altra. Fate una consultazione online, scegliete un premier con la “base” (magari con numeri maggiori delle Quirinarie) e proponetela agli altri. Ci stanno? Bene, andate al governo, fate la legge elettorale e nuovo voto. Non ci stanno? Okay, gli italiani sapranno chi è davvero il Pd. E lo sapranno una volta per tutte. Se non aveste proposto un nome per il Quirinale, non avreste fatto tana al Pd con Rodotà, rivelandone il vero volto.

Questo eterno giocare di rimessa, attendista e  talebano, non è solo noioso: è masochistico. E rispondere – come mi si risponde – che “tanto Napolitano non accetterebbe il governo tecnico” è un alibi troppo esile. Se si dovesse combattere soltanto le battaglie in cui si è sicuri di vincere, nessuno combatterebbe mai. I 5 Stelle sapevano che avrebbero perso sugli F35: eppure hanno combattuto. E potrei citare molti altri esempi. M5S è risalito nei sondaggi sopra il 20 percento. Ovvio: chi li dava e dà per finiti, continua a non capirci nulla. Ci sono milioni (sì, milioni) di giovani che non voteranno mai più né Pd né Pdl o Forza Italia che sia. Servirebbe però, ora, una mossa in più: un briciolo di elasticità e di furbizia maggiori, per non incorrere negli stessi errori di marzo e aprile. Un’ultima cosa: questa refrattarietà alle critiche di molti (non tutti) grillini è patetica.

Le reazioni piccate da bimbominkia vanno bene per i fans ormonalmente scossi di Justin Bieber, non per difendere il crine di Casaleggio. Se tra le vostre fila ci sono deputati e senatori che infrangono le regole, si espellono. Se ci sono parlamentari che “osano” non essere d’accordo, si ascoltano. Chiedere l’epurazione per ogni persona sgradita al Guru è roba da Stasi, con o senza mail “segrete”.

Vale lo stesso anche per i giornalisti, gli osservatori, gli intellettuali. C’è differenza tra Flores D’Arcais e Zucconi. Esistono critiche e critiche. Se pensate che le uniche menti libere siano quelle d’accordo con voi, non cercate una stampa libera: cercate un nuovo Minculpop, o Minculgrill. Come ho scritto stamani: forse, a volte, alcuni grillini dovrebbero leggere meno mail di Casaleggio e più scritti corsari di Pasolini. Gli farebbe bene.