Rifiuto, discriminazione, sfruttamento, dolore e morte. Questa è la dura realtà che affrontano ogni giorno i migranti, descritta dalle parole di papa Francesco, che chiede agli Stati di cooperare per gestire questo dramma. Dopo il discorso di Cagliari con cui aveva duramente denunciato la mancanza di dignità della disoccupazione scagliandosi contro “l’idolo” denaro, il pontefice torna a parlare di questioni sociali nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità“, sottolinea Jorge Bergoglio. E invoca “un reciproco aiuto tra i Paesi” per superare le difficoltà legate al fenomeno, tra cui i pregiudizi e le paure delle popolazioni nei confronti del diverso. Il Papa si era già pronunciato sul tema poche settimane fa, quando aveva proposto di utilizzare i conventi chiusi come luoghi di accoglienza per i rifugiati.

Nel discorso del pontefice, la situazione del migrante è paragonabile a quella della Sacra Famiglia. “Gesù, Maria e Giuseppe”, spiega papa Francesco, “hanno sperimentato che cosa significhi lasciare la propria terra ed essere migranti: minacciati dalla sete di potere di Erode, furono costretti a fuggire e a rifugiarsi in Egitto”. E chiede un cambiamento di atteggiamento nei confronti degli immigrati. “Non di rado – denuncia Bergoglio – l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nelle popolazioni locali sospetti e ostilità. Nasce la paura che si producano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, che si alimenti la concorrenza sul mercato di lavoro o, addirittura, che si introducano nuovi fattori di criminalità”. Occorre, ammonisce il Papa, “superare pregiudizi e precomprensioni“.

La questione dei flussi migratori richiede, secondo Bergoglio, “il reciproco aiuto tra Paesi, con disponibilità e fiducia, senza sollevare barriere insormontabili”, dal momento che “nessun Paese può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno”. “Alla solidarietà e all’accoglienza, ai gesti fraterni e di comprensione”, prosegue il pontefice, “si contrappongono il rifiuto, la discriminazione, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte. A destare preoccupazione sono soprattutto le situazioni in cui la migrazione non è solo forzata, ma addirittura realizzata attraverso varie modalità di tratta delle persone e di riduzione in schiavitù“. “Oggi il lavoro schiavo è moneta corrente!“, afferma il Pontefice. “Tuttavia, nonostante i problemi, i rischi e le difficoltà da affrontare, ciò che anima tanti migranti e rifugiati è il binomio fiducia e speranza. Essi portano nel cuore il desiderio di un futuro migliore non solo per se stessi, ma anche per le proprie famiglie e per le persone care”.

Papa Francesco sottolinea la contraddizione tra lo sviluppo sfrenato e le gravissime condizioni in cui versa buona parte dell’umanità. “Non si può ridurre lo sviluppo alla mera crescita economica, conseguita, spesso, senza guardare alle persone più deboli e indifese“, precisa il pontefice. “Il mondo può migliorare soltanto se l’attenzione primaria è rivolta alla persona, se la promozione della persona è integrale, in tutte le sue dimensioni, inclusa quella spirituale; se non viene trascurato nessuno, compresi i poveri, i malati, i carcerati, i bisognosi, i forestieri”. E conclude con l’auspicio di passare “da una cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro e dell’accoglienza“.