Una truffa da 300 milioni di euro per intascare gli incentivi di Stato al fotovoltaico, che è stato arginato grazie a una maxi operazione della Guardia di finanza, nucleo operativo ecologico dei Carabinieri e del Corpo forestale, tra Milano e Messina. Le Fiamme gialle hanno sequestrato 27 parchi fotovoltaici in Puglia, tutti nel comune di Brindisi. In totale si tratta di 120 ettari tra Brindisi, Tuturano – nel sito di interesse nazionale perché area inquinata – Francavilla Fontana e Cellino San Marco. E sono state eseguite 11 delle 12 ordinanze di custodia cautelare chieste dal procuratore aggiunto di Brindisi Nicolangelo Ghizzardi e disposte dal gip Paola Liaci. Ventiquattro persone, per la maggior parte di nazionalità spagnola, sono invece finite sotto inchiesta, una delle prime in questo settore in cui viene contestata agli indagati anche l’associazione per delinquere.

L’indagine ha portato alla luce un complesso sistema piramidale di società attraverso il quale sono stati realizzati parchi fotovoltaici illeciti. Grazie a un metodo consolidato di frazionamento vietato dalla legge, è stato infatti possibile aggirare la normativa regionale. Quest’ultima concede la possibilità di impiantare i pannelli in caso di progetti inferiori al megawatt di potenza con la sola dichiarazione di inizio lavori e quindi senza l’autorizzazione unica regionale che è stata così aggirata.

Agli indagati sono quindi contestate numerose ipotesi di falso, oltre ai reati urbanistici come la lottizzazione abusiva e l’illecita percezione – in alcuni casi portata a termine (per un importo di 7 milioni), in altri solo tentata – di contributi pubblici. Realizzando gli impianti entro il 31 dicembre del 2010 si sarebbe potuto accedere agli incentivi del “secondo Conto energia”. Un affare da 300 milioni che gli inquirenti brindisini ritengono avere stroncato. Nel business illecito sono coinvolte 8 società con sedi in Italia e all’estero che, attraverso un sistema di scatole cinesi, fanno capo alla Gsf con sede in Lussemburgo. 

Nella lobby del fotovoltaico in Puglia, di cui parlano gli esperti che hanno collaborato all’inchiesta, è coinvolta anche la Cina. Visto che Suntech, colosso del fotovoltaico cinese quotato a Wall Street, aveva acquistato una quota della lussemburghese Gsf al centro dell’inchiesta. Suntech è finita sull’orlo del fallimento anche per via dei rapporti con Ignacio Javier Romero Ledesma – amministratore della Gfs – ora ricercato nell’ambito dell’inchiesta pugliese. Nel novembre 2010 il primo ministro cinese Wen Jiabao ha firmato a Villa Madama 11 accordi bilaterali tra Cina e Italia con l’allora primo ministro italiano Silvio Berlusconi. “Sempre in tale contesto sulla base di quanto riferitomi da colleghi è stato firmato un accordo che riguardava Gsf a firma tra gli altri di China Development Bank e dello tesso Gfs”, ha detto agli inquirenti Alberto Forchielli, esperto di affari internazionali. Secondo Forchielli, “tali accordi avevano valenza meramente politica ma rappresentavano per i cinesi una sorta di comunicazione di gradimento agli eventuali investimenti in Italia”. 

“Pulita deve essere non solo l’energia, devono essere puliti anche i conduttori e produttori di energia”, così ha commentato l’inchiesta Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Vendola ha parlato della mancanza di regole nel settore dell’energia rinnovabile e dello Stato che in tutti questi anni è stato un grande assente. “Per noi è stata una lotta spasmodica quella per ottenere dai Comuni le informazioni utili a costruire una anagrafe degli impianti”, ha aggiunto Vendola.