Un ricorso al procuratore generale della Cassazione per chiedere la nullità della sentenza di condanna nei confronti di Silvio Berlusconi per un difetto di composizione del collegio giudicante. Una sorta di inedito “quarto grado di giudizio“, insomma, dato che le sentenze di Cassazione sono per definizione inappellabili, salvo casi molto specifici di errori materiali o la richiesta di revisione del processo se emergono fondamentali fatti nuovi. Comunque sia, è l’ultimo colpo di teatro del fronte berlusconiano per fare fumo intorno alla decadenza da senatore in giunta a Palazzo Madama, dove il documento è stato depositato stamattina – con richiesta di stop dei lavori – da Maurizio Benedettini e Daniele Morelli, dello studio romano Morelli & Partners. I due si sono definiti semplici “cittadini-elettori” mossi da intenti di giustizia, ma sono “coordinati dall’esponente del Pdl Micaela Biancofiore“, informano le agenzie di stampa. Biancofiore è peraltro anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Letta. 

Nel ricorso i “cittadini” sostengono che la sentenza definitiva di condanna a quattro anni di reclusione per frode fiscale inflitta a Silvio Berlusconi nel processo sui diritti Mediaset deve essere dichiarata nulla per violazione dell’articolo 67 dell’ordinamento giudiziario, perché la composizione del collegio della sezione feriale viene ritenuta “promiscua”. Il giudice Giuseppe De Marzo, secondo loro, apparteneva alla sezione civile e non poteva quindi far parte di un collegio penale. In realtà De Marzo è consigliere della Quinta sezione penale della Corte, anche se, essendo di formazione un civilista, ha chiesto e ottenuto di partecipare occasionalmente a udienze civili, possibilità prevista dalle regole della Suprema corte. Per di più il citato articolo 67 si riferisce esclusivamente alla composizione dei collegi per le “sezioni unite”, e non parla affatto della sezione feriale. Insomma, un pasticcio totale.

I legali denunciano inoltre che le tabelle per la composizione della sezione feriale (la sezione mista che nel periodo estivo di ferie garantisce le udienze ai processi a rischio di prescrizione, ndr) andavano presentate tra il 20 aprile e il 10 maggio, mentre il presidente della Cassazione Santacroce le ha ultimate l’11 luglio, fuori tempo massimo. Anche questa, fanno notare negli uffici del palazzo romano, è un’arma spuntata, dato che sono già numerose le eccezioni di nullità basate sui ritardi – ammesso che ci siano stati – nella compilazione delle tabelle che sono finiti in nulla. Anche perché i tempi non influiscono sulla composizione del collegio giudicante. 

“Non siamo né iscritti, né dei miltanti del Pdl”, ha precisato Benedettini, che spiega: “Abbiamo presentato questo ricorso, perché è stato violato non solo l’articolo 67 dell’ordinamento giudiziario, ma anche l’articolo 25 della Costituzione sulla precostituzione del giudice naturale e il principio di uguaglianza davanti alla legge previsto dall’articolo 3”. 

Difficilmente il ricorso troverà un qualunque sbocco giudiziario. Ma comincia a sortire i suoi effetti: “La giunta ha ricevuto il ricorso”, comenta il senatore Lucio Malan, Pdl. “È sicuramente un fatto nuovo che andrà analizzato”. E persino Angelino Alfano, che tra le altre cose è ministro dell’Interno e avvocato, lo ha preso per buono rilanciandolo a Porta a porta: “Il caso non è chiuso”, ha affermato

Tanto zelo, però, si scontra con una nota arrivata da Palazzo Grazioli qualche ora dopo la notizia dell’iniziativa dei due legali-cittadini. “Il ricorso presentato dagli avvocati Benedettini e Morelli non è stato in alcun modo autorizzato dal Presidente Berlusconi ed è evidentemente una iniziativa personale non concordata né condivisa”. Anzi, pare che l’iniziativa fomentata dalla pasionaria berlusconiana Biancofiore abbia irritato profondamente l’entourage berlusconiano.