Rivolta contro Umberto Bossi all’interno della Lega Nord. Dopo essere stato scalzato nel suo ruolo di segretario federale da Roberto Maroni, il senatur rischia di perdere anche la carica di presidente a vita a cui era stato relegato dopo lo scandalo Belsito. All’ordine del giorno della Liga Veneta, che si riunisce a Vicenza, c’è infatti una mozione che prevede di eliminare dallo statuto la presidenza federale come carica a vita attribuita a Bossi. Al documento hanno lavorato alcuni degli uomini vicini al sindaco di Verona Flavio Tosi.

Nella mozione firmata dal segretario di Feltre Sandro D’Incau, e iscritta all’odg dell’assemblea di stasera, si chiede “l’eliminazione dei commi primo e quinto dell’art. 14 dello Statuto”, che definiscono “di fatto una carica a vita di natura non elettiva appositamente per il ‘socio ordinario militante’ Umberto Bossi”. Carica che si ritiene “non corretta in considerazione dei fatti avvenuti in questi anni” perché dev’essere allontanato “il concetto che la Lega è un movimento politico di proprietà di Bossi“. Nel documento si fa riferimento “all’eccessivo potere del presidente federale” laddove questo rappresenta “l’organo di ultimo e insindacabile appello” dei provvedimenti disciplinari. Obiettivo polemico della mozione è anche l’immunità garantita a Bossi e ai suoi fedelissimi dallo strapotere che la carica di presidente a vita gli attribuisce. “Il fatto di avere 20 anni o più di militanza non deve essere considerato un salvacondotto“. La conseguenza sarebbe “che tale carica tutela di fatto, a prescindere dai fatti e dalle decisioni dei direttivi e degli organi interni al movimento, e superando le decisioni degli stessi organi elettivi, tutte quelle persone che per motivi affettivi o di simpatie o altro sono vicine ad Umberto Bossi”.

Il voto della Liga Veneta è solo l’ultimo episodio dello scontro in atto tra il senatur e Flavio Tosi. Nei giorni scorsi, Umberto Bossi aveva apostrofato il maroniano di ferro dandogli del “fascista” e dello “stronzo”. L’ultimo affondo era stata l’insinuazione dell’omosessualità di Tosi. Il sindaco di Verona ribatte dalle pagine di Repubblica: “Ho troppo rispetto di una persona malata per replicare”. E considera gli attacchi di Bossi come “cose fuori dal tempo” che non farebbero più presa sull’elettorato leghista. Anzi, sarebbero dannose per l’unità del partito: “Molte sue uscite dopo il congresso dell’anno scorso hanno creato più dissensi che consenso”. E ancora: “A Bossi dà un fastidio terribile vedere che all’interno del movimento ci sono proposte diverse”. La carica di presidente a vita di Bossi finisce anche nel mirino del segretario provinciale di Verona, Paolo Paternoster, vicinissimo a Tosi. “Questa carica non ha più ragion d’essere”, ha spiegato al quotidiano L’Arena. “E’ giusto che la presidenza vada di pari passo con la segreteria federale e che quando si cambia il segretario si proceda alla nomina del nuovo presidente”.