Da sei mesi Jorge Mario Bergoglio è Papa Francesco. Con la sua elezione, seguita alle dimissioni choc di Benedetto XVI, i cardinali credevano di aver archiviato per sempre la stagione tormentata del caso Vatileaks. Nulla di più sbagliato. E il primo semestre di pontificato di Francesco ne è la dimostrazione eloquente. Se a fotocopiare i documenti del Papa non è più il maggiordomo infedele di Ratzinger Paolo Gabriele nell’inaccessibile appartamento pontificio rifiutato da Bergoglio, ci sono altre fughe di notizie e soprattutto di documenti riservati del Pontefice argentino che non possono far dormire sogni tranquilli all’inquilino della suite 201 di Casa Santa Marta.

In questi sei mesi ogni nomina di Bergoglio è stata passata al metal detector dagli osservatori e dai “lupi” vaticani pronti a trovare gli errori commessi dal Papa che si è prefisso come mission quella di rendere la Chiesa credibile e povera. Ovvero di cacciare fuori dal tempio carrieristi, pedofili e simoniaci. Due le nomine che hanno suscitato maggiore attenzione negli osservatori: quella del prelato ad interim dello Ior, monsignor Battista Ricca, e quella di Francesca Immacolata Chaouqui, unica italiana a far parte della commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede.

Monsignor Ricca, “padrone di casa” del Papa in quanto direttore della residenza Santa Marta dove Bergoglio ha scelto di vivere, subito dopo la nomina pontificia è stato oggetto di numerosi articoli de l’Espresso e del suo vaticanista Sandro Magister che, sul suo sito e sul suo blog, ha più volte tuonato duramente contro il prelato. L’accusa è stata sempre espressa con molta chiarezza: il Papa che vuole cacciare fuori dal Vaticano la lobby gay avrebbe, invece, promosso uno dei suoi principali esponenti, ovvero monsignor Ricca. Alla vigilia della partenza di Francesco per il suo primo viaggio internazionale in Brasile ilfattoquotidiano.it aveva chiarito la vicenda anticipando quello che il Pontefice in persona avrebbe spiegato ai giornalisti del volo papale di ritorno a Roma da Rio: “Su Ricca – affermò Francesco – ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è la investigatio previa. E da questa investigatio non c’è niente di quello di cui l’accusano”. Parole che, però, non hanno convinto i suoi accusatori che ancora oggi sostengono la tesi che il Papa sia stato ingannato.

La nomina di Chaouqui, avvenuta il 19 luglio, ha sollevato lo stesso polverone con l’aggiunta di strascichi giudiziari. A esprimere i primi dubbi è stato sempre Magister ma è su Il Giornale che il vaticanista Fabio Marchese Ragona ha reso pubblico il “corpo del reato”: numerosi tweet pubblicati sul profilo della Chaouqui nei quali affermava che Tarcisio Bertone è corrotto, Giulio Tremonti un omosessuale a cui per questo motivo è stato chiuso il conto allo Ior e Benedetto XVI un malato di leucemia. La stessa neo commissaria di Francesco alla vigilia della pubblicazione della sua nomina papale aveva diffuso i documenti riservati ricevuti per email da monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della prefettura degli affari economici della Santa Sede. Chaouqui, a differenza di Ricca che davanti alle accuse è rimasto in silenzio portando evangelicamente la croce, ha, invece, sostenuto che i tweet più compromettenti sono falsi e frutto di fotomontaggi creati ad arte da persone che la vogliono discreditare agli occhi del Papa. Misteriosamente, però, dopo le accuse il suo profilo twitter è stato subito chiuso e i tweet cancellati.

Qualcuno ha ipotizzato che nella resa dei conti di ferragosto tra Bergoglio e Bertone si sia parlato anche di questa nomina e della mancata difesa del segretario di Stato vaticano uscente dinanzi all’accusa di corruzione contenuta nei cinguettii della Chaouqui. Anzi sarebbe stata proprio questa vicenda ad accelerare l’uscita di scena del porporato salesiano e la nomina del suo successore Pietro Parolin che diventerà operativa il prossimo 15 ottobre. Nulla di più falso. Il 22 giugno, mentre nell’aula Paolo VI andava in scena il concerto per l’anno della fede trasmesso in diretta su Raiuno con la poltrona bianca del Papa vuota, Francesco a Casa Santa Marta riceveva proprio Parolin al quale comunicava sia la sua decisione di nominarlo segretario di Stato, sia i tempi con i quali sarebbe stata annunciata la sua scelta. Tempi che il Papa volle comunicare anche a Bertone prima di prendere con lui l’aereo per Rio.

Proprio oggi che inizia il secondo semestre del suo primo anno di pontificato, Francesco ha sottolineato che “ogni volta che giudichiamo i nostri fratelli nel nostro cuore e parliamo di questo con gli altri siamo cristiani omicidi. Le chiacchiere – ha aggiunto il Papa – sempre vanno su questa dimensione della criminalità. Non ci sono chiacchiere innocenti. Ma se qualcuno di noi chiacchiera, certamente è un persecutore e un violento. Chiediamo per noi, per la Chiesa tutta, la grazia della conversione dalla criminalità delle chiacchiere all’amore, all’umiltà, alla mitezza, alla mansuetudine, alla magnanimità dell’amore verso il prossimo”.

Per il Pontefice argentino si prevede un autunno caldo: riforme dello Ior, della finanza vaticana e della Curia romana. In questi primi sei mesi Bergoglio ha capito che ogni minimo spostamento nei precari equilibri vaticani ereditati da Ratzinger crea uno tsunami impressionante che ha come obiettivo esclusivamente il Papa. “A volte – aveva scritto Benedetto XVI ai vescovi del mondo – si ha l’impressione che la nostra società abbia bisogno di un gruppo almeno, al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi – in questo caso il Papa – perde anche lui il diritto alla tolleranza e può pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo”. Parole profetiche anche per Francesco nonostante il suo metodo di governo sia molto simile a quello di Giovanni XXIII: gli avversari non si esiliano ma si tengono accanto per controllarli meglio e costringerli a inchinarsi alla volontà del Papa senza poter interpretare il ruolo di martiri del pontificato. Tranne, però, se sono gli autori di un’eterna Vatileaks, perché in quel caso a dimettersi potrebbe essere direttamente il Papa.