Pace apparente. Mentre la stampa internazionale spara a zero contro la cancellazione dell’Imu sulla prima casa e all’orizzonte del governo si prefigura già il prossimo scontro tra Pd e Pdl sull’aumento di un punto di Iva a ottobre (e la Cgia di Mestre già sottolinea i rischi), sul fronte interno alle forze che compongono l’esecutivo Letta le tensioni si sprecano. Specie nel Popolo della Libertà, dove si parla di un Berlusconi furibondo con i suoi per i contenuti del provvedimento di abolizione dell’Imu. Al Cavaliere, infatti, non è assolutamente andata giù la questione delle seconde case, per cui i proprietari ora dovranno pagare sia l’Imu che l’Irpef. Una beffa per l’ex premier, che così vede colpita una buona parte del suo elettorato, ovvero quella media borghesia proprietaria delle case di villeggiatura, spesso sfitte o disabitate d’inverno, per cui al momento si dovrà versare una doppia tassazione. Da Arcore, parlano di un Berlusconi imbufalito con Alfano e Brunetta, i quali – secondo la ricostruzione di Libero – hanno detto al presidente del Pdl di non aver mai trattato la questione delle seconde case. Sempre a sentire il quotidiano di Belpietro, poi, il vicepremier e gli altri ministri in quota Pdl dopo la strigliata del capo si sarebbero rivolti direttamente a Letta, raccogliendo la solidarietà e l’approvazione del premier sull’iper tassazione delle seconde case. “Quell’articolo deve saltare” avrebbe detto il capo del governo, avvalorando la tesi del “noi non sapevamo nulla” con la quale Alfano e Brunetta hanno cercato di difendersi dall’ira funesta di Berlusconi, che ora inizia a dubitare dell’affidabilità dei suoi. Stamattina, tuttavia, a stretto giro di posta è arrivata una nota di Palazzo Chigi, con la presidenza del Consiglio che ha smentito ‘l’ingorgo fiscale’ sulle abitazioni secondarie. “Palazzo Chigi smentisce le indiscrezioni su nuove ipotesi di tassazione sulle seconde case, per coprire il provvedimento sull’Imu, riportate su alcuni giornali stamane – si legge nel comunicato dell’esecutivo – Tali indiscrezioni evidentemente si riferiscono a bozze circolate nei giorni scorsi e che non faranno parte del provvedimento che sarà in Gazzetta Ufficiale”. 

La Cgia di Mestre: “Con aumento Iva penalizzate famiglie meno abbienti”
A prescindere dai problemi interni al Pdl, è sull’esecutivo delle larghe intese nel suo complesso che si abbattono nuove critiche e altrettante polemiche. In tal senso, infatti, mentre Dario Franceschini parla di un “governo che ha fatto molte cose di sinistra”, la Cgia di Mestre prefigura l’esatto contrario per quanto riguarda la questione dell’imposta sul valore aggiunto. “Con l’aumento dell’Iva le famiglie meno abbienti saranno quelle più penalizzate” sostiene il centro studi, secondo cui, pur se all’apparenza saranno i ricchi a pagare di più, l’eventuale aumento dell’imposta Iva peserà maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, inoltre, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori. “Bisogna assolutamente trovare la copertura per evitare questo aumento – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – Nel 2012 la propensione al risparmio è scesa ai minimi storici. Se dal primo ottobre l’aliquota ordinaria del 21% salirà di un punto, subiremo un’ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. E’ vero che l’incremento dell’Iva costa 4,2 miliardi di euro all’anno, ma questi soldi vanno assolutamente trovati per non fiaccare la disponibilità economica delle famiglie e per non penalizzare ulteriormente la domanda interna”.

Financial Times: “Imu, vince Berlusconi, perde l’Italia”
Oltre all’avvertimento del centro studi veneto, Enrico Letta è costretto a incassare anche le critiche che arrivano dalla stampa estera. Durissime, infatti, le parole usate dal Financial Times per descrivere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa: ”Non è un buon affare” recita l’editoriale del quotidiano britannico, secondo cui “l’Italia ne esce perdente con la vittoria di Berlusconi” sull’Imu. “Col compromesso con il Pdl di Berlusconi, la fragile coalizione di governo ha schivato un’altra minaccia, ma l’accordo segna anche il trionfo di obiettivi politici di breve termine sugli interessi di lungo termine dell’Italia” spiega il giornale della City, secondo cui che le elezioni anticipate sono ora “improbabili”. Tuttavia, a sentire il Financial Times, “la stabilità politica ha un prezzo alto” da pagare e spiega che “ora il governo si ritrova con un buco di almeno 3 miliardi di euro ed ha messo in pericolo il piano per portare il deficit di bilancio sotto il 3%” del Pil. Morale della favola? Il quotidiano londinese non ha dubbi: “Il Cavaliere, come al solito, ha giocato in modo intelligente la partita politica. Ma mentre egli può rivendicare la vittoria contro i rivali, l’Italia ancora una volta ne esce sconfitta“. 

Immediata, però, è arrivata la replica di Renato Brunetta, uno dei principali fautori del provvedimento. Che attacca frontalmente il giornale londinese: “Al Financial Times e a tutti i compagnucci della parrocchietta che cavalcano questa linea rispondiamo che le notizie riportate sono clamorosamente false. La copertura per l’eliminazione sull’Imu c’è, il vincolo del 3% è ben rispettato e non c’è rischio di infrangerlo”. “I numeri sono questi – conclude il capogruppo Pdl alla Camera -, Su cosa basa le sue considerazioni, invece, il Financial Times? Forse sull’ignoranza o sul pregiudizio interessato. Oppure su qualche indiscrezione fuorviante dei predetti compagnucci della parrocchietta. Che tristezza“. Una battuta anche sul possibile aumento dell’Iva che molto sta facendo discutere: “Chi ne parla fa terrorismo“, dice Brunetta.

Sondaggio Swg: “Per 64% italiani, meglio abolizione parziale”

E mentre il dibattito politico continua a tenere banco, da sottolineare l’esito di un sondaggio realizzato dall’istituto Swg in esclusiva per Agorà (Rai Tre), secondo cui oltre la metà degli italiani (64%) ritiene che un’abolizione parziale dell’Imu – al fine di poter disporre di più risorse per altri scopi – sia preferibile all’abolizione totale (36%). Nel dettaglio, a essere favorevole all’abolizione parziale dell’imposta è un’ampia fascia degli elettori di centrosinistra (86%) e del Movimento 5 Stelle (72%), contro il 28 per cento del centrodestra. In quest’ultimo bacino elettorale prevale l’appoggio all’abolizione totale dell’Imu (72%), auspicabile per il 28 percento dei sostenitori 5 Stelle e per il 14 percento del centrosinistra.