C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi, d’antico…A questi melanconici e notissimi versi pascoliani è immediatamente corso il pensiero ieri l’altro, allorché, in quel di Caracas, il ministro degli interni, generale Miguel Rodríguez Torres, ha annunciato, a reti unificate, l’avvenuta ‘disarticolazione’ d’un piano omicida – o d’un ‘magnicidio’ come questa variante di crimine viene di norma chiamata nella Venezuela chavista – ordito contro il presidente Nicolás Maduro e contro Diosdado Cabello, presidente della Asamblea Nacional.

Ovvia domanda: che cosa c’è di nuovo – e cosa d’antico – in questa denuncia? E che c’entra Giovanni Pascoli con tutto questo? La risposta al primo quesito è prevedibilmente banale: il tentato ‘magnicidio’ è ‘nuovo’ perché il complotto rivelato dal generale Rodríguez Torres prima e, subito dopo, dallo stesso magno bersaglio degli assassini, il presidente Maduro, è davvero – se preso in sé – una novità, qualcosa che prima non esisteva o, come si dice, una notizia.

Mentre l’antico della storia – ed è qui che riluce la connessione sentimentale con i versi de l’Aquilone – sta nel fatto che, in realtà, questa ‘notizia’ assomiglia assai, alle ‘viole nate nella selva del convento dei cappuccini, tra le morte foglie che al ceppo delle querce agita il vento’. Ovvero: è una realtà nota, già vista e già sentita, il segno di qualcosa d’immutabile e ciclico come, nella poesia del Pascoli, è il lento rifiorire della primavera dopo i rigori dell’inverno. O come, nella Venezuela chavista, è, per l’appunto, il continuo affiorare di storie di complotti omicidi, molto meno poetico riflesso d’un bisogno insito e ricorrente (molto più ricorrente dei cambi di stagione, in effetti) non solo del regime chavista, ma, per molti aspetti, d’ogni regime autoritario: quello d’una costante minaccia – interna ed esterna – che lo giustifichi. Un bisogno che è anche, nella sua essenza, una permanente menzogna.

Questo, in estrema sintesi, il nuovo, anzi, l’antico caso rivelato due giorni fa dal generale Rodríguez Torres (chiamatelo, se vi pare, il ‘magnicidio du jour). Un piano criminale battezzato ‘Carpeta amarilla’ cartella gialla (gialla, si badi bene, come il colore del più grande partito d’opposizione). Dieci killer professionali mobilitati (otto ancora latitanti, due arrestati), pronti a colpire seguendo gli ordini d’un misterioso ‘David’. E, naturalmente, i mandanti di sempre: l’ex presidente colombiano Álvaro Uribe, l’ormai quasi novantenne Luis Posada Carriles (un vecchio arnese del terrorismo anticastrista), Otto Reich e Roger Noriega (a loro volta vecchi arnesi della politica latinoamericana di George W. Bush). Il tutto con l’ovvia complicità “dell’Impero” e della “destra fascista venezuelana”, formula che, nel gergo chavista, include, senza eccezioni, l’intera opposizione. Dettaglio curioso. Lo scorso maggio: due mesi prima degli ultimi arresti, lo stesso Maduro aveva pubblicamente denunciato – senza apportare alcuna prova, o semplice indizio – un piano analogo. Che gliel’abbia detto, anche in questo caso, l’uccellino di Chávez?

Molto contenuta e, in qualche caso, decisamente annoiata la reazione delle persone chiamate in causa. Un ‘cuento trillado’, la solita solfa, lo ha definito senza scomporsi, l’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles Radonski. E non v’è dubbio che i numeri gli diano ragione. Lungo i 14 anni della presidenza di Hugo Chávez, i tentativi di ‘magnicidio’ denunciati sono stati 43, diciotto dei quali per bocca del medesimo Chávez. Tracce giudiziarie di questa lunga catena cospirativa: pressoché nessuna. Non un processo, non una condanna, soltanto (o quasi soltanto) parole svanite nel nulla come in un grottesco gioco di prestigio…Qualche caso – giusto per dare un’idea – partendo dal numero uno, consumatosi nel 1999, quando ancora freschissima era la memoria del primo trionfo elettorale del tenente colonnello Hugo Chávez Frías.

Nelle campagne di Puerto Ordaz, la Disip (il servizio di sicurezza venezuelano) arresta un giovane in possesso di una carabina calibro 22 e il presidente – che si trovava in zona per un comizio – denuncia il fatto come un tentativo di omicidio. Grande scandalo. Poi silenzio. Ma chi si è preso la briga di seguire la storia ha verificato che il ‘magnicida’ non era, in realtà, che un contadino impegnato in una battuta di caccia.

Ottobre 2002: Chavez presenta in tv l’arma – un bazooka – con la quale persone non identificate intendevano ucciderlo. Di nuovo: grande scandalo e poi silenzio. Luglio 2003: a Los Próceres vengono arrestati due giovani, Pablo Díaz e Franklin Rondón, accusati di pianificare un attentato contro Chávez ai margini d’una parata militare. Entrambi vengono molto discretamente rimessi in libertà, senza alcuna accusa pendente, agli inizi dell’anno successivo. Nel 2004, il caso più famoso e spettacolare: 80 paramilitari colombiani arrestati in una fattoria chiamata Daktari, nella zona di ‘El Hatillo’, nelle campagne all’est di Caracas. Il piano è diabolico e complesso. Un vero e proprio golpe, in effetti: l’assassinio di Chávez nel corso di un incontro a La Casona, consumato parallelamente ad un assalto militare, con bombardamento aereo, a Palazzo Miraflores. Che cosa resta di tutto questo? Quasi nulla. Un paio di ufficiali venezuelani sono stati condannati a pene minime per ‘ribellione militare’ (dai 4 ai sette anni) e poi indultati. E i ‘para’ colombiani? Vivono oggi, liberi e felici, nel paese d’origine…Sarà l’ultima denuncia l’eccezione alla regola? Difficile crederlo, anche se, ovviamente, tutto è possibile.

Una cosa è comunque già certa: Nicolás Maduro, l’erede di Chávez, ha ulteriormente accelerato le pulsazioni, già frenetiche, di questa macabra e ridicola rappresentazione. In questi primi 4 mesi di presidenza, il ‘figlio ed apostolo’ di quello che il cerimoniale chavista ormai immancabilmente definisce ‘il comandante supremo ed eterno‘, di ‘magnicidi’ ne ha già denunciati quattro. Cinque se si calcola quello che, Maduro dixit, vuole un Hugo Chávez assassinato ‘dall’Impero’ tramite un cancro ‘inoculato’

Cosa si nasconde dietro questa impennata di complotti fasulli? Paura? Nuovi piani repressivi? O soltanto l’eredità avvelenata d’un falso dio che dietro di sé non ha lasciato che un culto religioso, debolissime istituzioni e conti da pagare? Tutte queste cose al tempo stesso, probabilmente. Ed il fatto che oggi, insieme al nuovo e all’antico dei ‘maglicidi’ c’è evidentemente anche – parafrasando Shakespeare – qualcosa di marcio in Venezuela…