È la Romagna con la sua riviera, più dell’Emilia, ad essere a rischio evasione fiscale. Lo conferma una nuova classifica sulla fedeltà al Fisco pubblicata dal Sole 24 Ore (a cura del centro studi Sintesi), che accende i fari sul rapporto tra il livello di benessere delle famiglie – il tenore di vita – e il loro reddito disponibile (dati Prometeia 2011). In cima alla graduatoria si piazza Bologna, che insieme con Milano risulta la città d’Italia più fedele dal punto di vista fiscale; le cattive notizie per l’Emilia-Romagna arrivano però da Rimini, lontana decine e decine di posizioni dagli standard virtuosi.

Lo studio considera per ogni provincia italiana sette indicatori: consumi alimentari, consumi di energia elettrica a fini domestici e consumi di carburanti; numero di auto di grossa cilindrata (oltre duemila cavalli), auto circolanti e abitazioni di pregio. Infine la variazione dei depositi bancari tra 2008 e 2011. A livello nazionale emerge che il Mezzogiorno resta l’area dove lo squilibrio è più elevato ma il divario con le regioni del Nord si assottiglia, che i redditi sono in generale più alti (ma il dato medio non esclude la presenza dei grandi evasori). Da parte sua, l’Emilia-Romagna è l’unica regione che insieme col Piemonte dal 2006 al 2011 si è piazzata, mediamente, nella fascia del minor rischio di evasione fiscale. Risultato che, ad esempio, altri territori del Nord come Lombardia e Veneto non hanno raggiunto.

A guardare bene, però, non tutto quadra, anzi. Chi finisce dietro la lavagna è ancora una volta Rimini, in perdita di ben 11 posizioni rispetto al 2010. “Una figuraccia”, taglia corto il presidente della Provincia Stefano Vitali (Pd). Considerando i numeri, se l’indicatore medio nazionale di Sintesi ha un valore pari a 100, Bologna primeggia con 152 (come Milano) guadagnando due posizioni rispetto al 2010. Seguono Forlì-Cesena (132) al quarto posto (era quarta anche nel 2010), Parma al quinto (127, più tre posizioni sul 2010), Modena (124) che è 11esima (più una posizione), Reggio Emilia (121) che arriva 13esima con un balzo di sei posti, Ravenna che ne perde tre e non va oltre il 17esimo posto (119), Piacenza (113) che sale dal 26esimo al 25esimo, Ferrara (101) che si classifica 48esima cedendo tre posizioni. Ebbene, l’unica provincia dell’Emilia-Romagna a scendere sotto la media nazionale è Rimini (91) che arriva soltanto 70esima.

Il crollo di posti rispetto alla precedente analisi del 2010 è di ben 11 unità (Ragusa, la provincia con il rischio evasione più alto d’Italia secondo lo studio, ha ottenuto 52 punti) e non può passare inosservato. O forse per qualcuno sì, come testimoniano le parole di Vitali, da anni promotore di una crociata pressoché solitaria sul territorio nel nome della legalità a fronte dell’indifferenza, quando va bene, di associazioni di categoria e imprenditori. Se è vero che l’incremento statistico del rischio potenziale di evasione fiscale può anche essere spiegato con la crisi che tra 2010 e 2011 ha aggredito il distretto economico riminese, determinando una contrazione dei redditi e il conseguente ricorso ai risparmi o all’indebitamento, ciò non toglie che l’ultimo solitario posto della provincia di Rimini nel panorama regionale (e comunque tra le ultimissime posizioni dell’intero Nord e Centro-Nord) conferma il dato dell’anno scorso e del 2006. Ovvero, che il problema è strutturale, cronico.

Mastica amaro il presidente della Provincia: “Paradossalmente, la gravissima crisi economica, il cui contrasto sarebbe in gran parte delegato a un riequilibrio della giustizia fiscale, pare averci spinto ancor di più verso quella terra grigia che si chiama sommerso. A Rimini – sbotta Vitali- l’evasione fiscale è un ‘non argomento’: non se ne parla se non a fiammate, non entra nelle agende, è relativizzato, viene contrapposto agli sprechi e ai ritardi della pubblica amministrazione (quasi che i due mali debbano elidersi tra loro e non semmai entrambi da estirpare alla radice), giustificato tanto più quando c’è la crisi ‘e allora la lotta all’evasione andava fatta prima e non adesso che siamo tutti in ginocchio’. C’è sempre un prima e un dopo e mai un adesso”. Ma, conclude l’amministratore Pd, “qui non si tratta solo della figura (meglio, figuraccia) che il territorio riminese continua a fare in questa o altre ricerche. Si tratta del rifiuto a riconoscersi nei doveri morali che fondano la coesione sociale”.