La Bundesbank “boccia” la troika e certifica che Atene avrà bisogno di altri prestiti per sopravvivere, sconfessando di fatto tre memorandum e l’ottimismo di Angela Merkel sulla risoluzione del buco ellenico. La diagnosi è della Banca centrale tedesca e la notizia è stata diffusa dal settimanale Spiegel, con la conseguenza di accendere non solo il dibattito sulla crisi greca in cui le ricette della troika non sembrano funzionare, ma anche il dibattito interno a Berlino in vista delle elezioni di settembre. Con alcuni commentatori che già sollevano dubbi sul fatto che la cancelliera Angela Merkel abbia deliberatamente sorvolato sulla reale entità della voragine finanziaria ellenica per non “scontare” il caso greco alle urne.

Di “altro fuoco” parla invece la stampa greca oggi commentando l’inchiesta dello Spiegel: all’indomani del rientro in patria del premier Antonis Samaras dopo l’incontro alla Casa Bianca con Barack Obama, ecco che il settimanale tedesco spegne gli entusiasmi del governo di Atene. Nonostante le parole positive giunte da Washington sulle reali chanches della Grecia di uscire dal buco nero della crisi, lo Spiegel, citando un rapporto della Banca centrale tedesca, scrive che nel 2014 la Grecia avrà bisogno di ulteriore assistenza finanziaria. Nel paper in questione, redatto per conto del Ministero delle Finanze e del FMI, la Bundesbank prevede che i governi europei sarebbero “certamente d’accordo su un nuovo programma di aiuti per la Grecia” entro il prossimo gennaio. Riprendendo di fatto i timori e le indiscrezioni che nell’ultimo eurogruppo di febbraio erano trapelate, ma che in primis Berlino aveva declassato a semplici mormorii della stampa.

La notizia non è stata ancora commentata dalla Bundesbank, né dal ministero delle Finanze tedesco. Ma pare che la Banca centrale della Germania indichi nel dossier una serie di variabili analitiche sul trend negativo di Atene, come i rischi – definiti estremamente alti – associati con il pacchetto di aiuti, oltre a bocciare senza appello l’approvazione da parte della troika dell’ultima dose di 5,8 miliardi di euro di prestito alla Grecia. Con la motivazione che il governo Samaras non avrebbe compiuto i progressi programmati dal memorandum. Un fulmine che si abbatte sulle dichiarazioni improntate all’ottimismo che i leader europei, tra cui la cancelliera Merkel, fanno sulla Grecia praticamente ogni settimana, additandola come esempio di cura riuscita. Ma le riforme, che rappresentano la conditio sine qua non di Atene per ottenere ancora denari non sono state completate, al pari delle privatizzazioni (realizzate solo tre). Allora significa che o il governo sta prendendo tempo in attesa delle nuove misure annunciate dallo Spiegel o che qualche leader europeo sbaglia nell’essere così ottimista su un caso ormai che ha del paradossale, se si tiene conto che il debito pubblico ellenico di oggi (330 miliardi di euro) è lo stesso di inizio crisi. Mentre maturano ogni mese interessi milionari.

E il quotidiano britannico Observer, sottolineando che l’austerità e l’euro stanno uccidendo il paese, rileva che l’unica soluzione per salvare la Grecia è quella di abbandonare la moneta unica.

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