Cosa è stato trasportato di preciso e qual era la destinazione finale non è noto. “Lo dovranno però immediatamente spiegare al territorio e ai cittadini i ministri dell’Interno e della Difesa”, dice il senatore M5S Vito Petrocelli, annunciando un’interrogazione urgente. La scorsa notte, attorno alle 3, un carico è stato trasferito dal centro Itrec, situato nel comprensorio Enea-Trisaia di Rotondella, in Basilicata, all’aeroporto militare di Gioia del Colle (Bari). Circa 300 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri hanno scortato il tir con container e presidiato i principali svincoli, lungo il tragitto, durato circa 3 ore. La notizia ha subito generato allarme tra la popolazione, anche perché, secondo quanto dice Petrocelli, “dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe un travaso di materiale radioattivo”. “Era troppo evidente che si trattava di un trasporto speciale”, commentano alcuni attivisti No scorie Trisaia che hanno visto transitare sulla SS106 Jonica il convoglio con al seguito blindati delle forze dell’ordine: un tir motrice e due mezzi dei vigili del fuoco “di cui uno particolare”. La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, ha chiesto chiarimenti anche al sottosegretario degli Interni, il lucano Filippo Bubbico.

La Basilicata oltre ad avere il più grande giacimento petrolifero onshore d’Europa, e per questo trivellata in lungo e in largo, è anche un vero e proprio cimitero di scorie nucleari. Qui, a Scansano Jonico, nel 2003 era stato addirittura proposta la costruzione (in una miniera di salgemma) di un deposito unico nazionale di scorie radioattive. Ma la popolazione scese in massa per le strade e riuscì ad opporsi a quella che, per l’intero territorio della piccola regione, sarebbe stata una sciagura. E a pochi chilometri da Scansano c’è il centro Itrec di Trisaia, gestito dalla Sogin – la società dello Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari – dove è stata programmata la costruzione di un deposito temporaneo per lo stoccaggio di rifiuti nucleari, “derivante dalle attività di decommissioning dell’impianto”. “Ma il piano di smantellamento – fa notare il comitato No scorie Trisaia – prevede l’arrivo all’Itrec di due cask (contenitori metallici corazzati, ndr) di contenimento con successivo incapsulamento delle barre e svuotamento della piscina, con destinazione il Deposito Nazionale. Se cosi fosse è accaduto qualcosa nell’interno dell’Itrec che ha fatto accelerare i tempi di incapsulamento?”.

I lavori di bonifica ambientale dovrebbero concludersi nel 2026. Ma sulle modalità e sui dettagli del Piano globale di disattivazione dell’impianto Itrec di Trisaia non è dato saper nulla. Come appurato infatti lo scorso marzo dalla Gazzetta del Mezzogiorno, “i rifiuti nucleari della Basilicata sono coperti da segreto di Stato“. Alla richiesta del quotidiano di visionare i documenti, dopo 8 mesi di solleciti il ministero dello Sviluppo Economico ha fatto sapere che “nei documenti sono contenuti dati, informazioni ed elaborati che, in base alla normativa vigente, e segnatamente ai sensi del Dpcm 22 luglio 2011, recante Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di stato e delle informazioni classificate debbono considerarsi informazioni classificate controllate, secretate”. “Non ci può essere segreto che tenga – commenta il senatore del M5S – perché la gente ha il diritto di sapere cosa accade nel luogo dove vive, per esercitare il diritto all’essere informati, ma anche al potersi regolare e difendere di conseguenza”. A chiedere chiarimenti al governo è anche il presidente dimissionario della Regione Basilicata, Vito De Filippo: “Il senso dello Stato mi spinge a credere che se le notizie dovessero trovare effettivo compimento – commenta De Filippo – il ministero dell’Interno e della Difesa avranno avuto i loro buoni motivi per agire e chiediamo che ce le spieghino in tempi rapidissimi. Ma episodi come questi – aggiunge –, con il mancato coinvolgimento dei territori interessati, potrebbero minare quel rapporto di trasparenza e collaborazione tra diversi livelli dello Stato indispensabile per gestire una questione delicata come quella delle scorie nucleari, rischiando di riaprire la vecchia ferita di Scanzano”.

Nel centro Itrec di Trisaia sono presenti materiali radioattivi di II e III categoria “a cominciare dalle 84 barre di uranio-torio che – ricorda Petrocelli – negli anni tra il 1969 e il 1971, ai sensi di un accordo mai ratificato dal Parlamento italiano, giunsero dalla centrale Elk River degli Stati Uniti d’America e mai sono state restituite”. Ed è per questo che “al più presto chiederò anche un incontro con il nuovo ambasciatore Usa a Roma”.