Chiusa da quasi un anno e senza risorse per poterla riaprire al pubblico. La Biblioteca Palatina di Parma, una delle più antiche della città con un patrimonio storico e artistico inestimabile, è praticamente off limits per studiosi e visitatori dall’ottobre del 2012. Un principio d’incendio provocato da un corto circuito aveva risparmiato dai danni libri e persone, ma ha fatto dichiarare “inagibile” l’edificio, e da allora la Palatina insieme a tutto il suo archivio di volumi e scritti antichi sta lentamente morendo.

A cercare di invertire la rotta ci ha pensato la direttrice Sabina Magrini, che in collaborazione con la delegazione parmense del Fai ha lanciato il sito web “Reopen Palatina, un appello accorato alle istituzioni, agli imprenditori e ai singoli cittadini per raccogliere fondi con l’obiettivo di riportare alla vita la Biblioteca. Dall’incidente di ottobre era emerso che la Palatina necessita di lavori di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza degli impianti di illuminazione e antincendio, ma per ripristinare i locali e garantire l’apertura servono 400mila euro. La Biblioteca non ha risorse e l’unica speranza rimangono i futuri finanziamenti erogati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Per questo la direttrice, senza troppi giri di parole ha deciso di chiedere aiuto alla città e non solo: “E’ necessario che – si legge nella homepage – insieme al Ministero per i beni e le attività culturali,  tutte le persone sensibili e consapevoli di quanto sia importante la cultura documentaria si mobilitino al più presto, sia rispondendo direttamente al nostro appello per la raccolta fondi sia diffondendone la notizia”. Il tam tam dal social network Facebook è rimbalzato in Rete, con i tesori nascosti della Palatina da condividere e salvare: alcune pagine dell’Iliade o del De Officiis di Cicerone, un busto di marmo di Omero, un disegno acquarellato di Giambattista Guatteri. Il messaggio è arrivato anche ad appassionati e studiosi stranieri, e perfino il ministro ai Beni culturali Massimo Bray ha rilanciato l’appello sul suo sito internet, raccontando del suo colloquio con la direttrice Magrini. “Il caso della Biblioteca Palatina di Parma è senza dubbio uno dei più gravi a livello nazionale: un patrimonio di valore inestimabile per la ricerca storica, al momento reso praticamente inaccessibile dall’inadeguatezza dei suoi sistemi di sicurezza” scrive il ministro Bray, soffermandosi sui fatti che hanno portato alla chiusura della storica istituzione e riportando la richiesta di aiuto arrivata da Parma “Si tratta di un patrimonio documentario senza eguali, che attirava centinaia di studiosi, e che deve essere al più presto restituito alla comunità scientifica”.

Come spiega anche il ministro, a gennaio era stato fatto un primo tentativo per riattivare il servizio di prestito libri e di consultazione dei manoscritti, ritornati parzialmente in funzione, ma i locali provvisori sono ristretti e gran parte del patrimonio della biblioteca risulta comunque inaccessibile. Fino a quando non si troveranno risorse per completare i lavori di ripristino, non c’è modo di restituire la Palatina, così come è sempre stata, alla città. L’appello della direttrice è “perché la Biblioteca possa di nuovo rispondere alle esigenze del suo pubblico, fatto di ricercatori abituati ad avere direttamente a disposizione, oltre al materiale più raro, una grande quantità di strumenti indispensabili per la ricerca e di giovani che trovano un ambiente ideale per lo studio, e perché possa ritornare ad organizzare conferenze, seminari”. In poche parole, perché possa ritornare ad essere il centro di cultura e di ricerca che è sempre stata, da quando nel 1760 il primo bibliotecario ricevette dal duca di Parma, Piacenza e Guastalla il compito di catalogare i volumi di Teologia, Filosofia e Istoria per creare una biblioteca ducale di pubblica utilità.

Oggi, al riparo delle volte del Palazzo della Pilotta, la Palatina ospita raccolte, manoscritti, incisioni italiane e di tutto il mondo, oltre al materiale utilizzato dal tipografo Giambattista Bodoni. Ma la speranza di poter vedere di nuovo i libri allineati e ordinati negli scaffali tra le sue sale decorate, rimane appesa alla ricerca dei fondi. Solo così la Biblioteca Palatina potrà riaprire al pubblico.