Presidenzialismo. Commissariamento. Usa un’ironia amara Pippo Civati per esprimere il suo parere sull’intervento di Giorgio Napolitano circa la mozione di sfiducia nei confronti di Angelino Alfano e sulle conseguenze politiche delle parole del Capo dello Stato. Una presa di posizione a cui è seguito anche un attacco a Dario Franceschini, che per Civati minaccia espulsioni per chi non si allinea alla linea del partito. Apriti cielo. Tra repliche piccate e controrepliche al vetriolo, serve addirittura una nota ufficiale del Pd per placare gli animi. Ma la tensione interna resta.

Le accuse di Civati e la replica di Franceschini
“Finalmente è arrivata la prima riforma del governo Letta: il presidenzialismo” ha detto l’esponente democratico, secondo cui è necessario “riconoscere di avere oltre ad un presidente del consiglio legittimamente votato dal Parlamento, anche un Presidente della Repubblica che interviene nelle scelte quotidiane e settimanali ormai di questo esecutivo”. Per Civati, inoltre, l’intervento del Colle sta precludendo la dialettica democratica nel Pd e nel Pdl. “Napolitano quando interviene – ha detto a Radio Radicale – lo fa con tutta l’autorità che gli è riconosciuta ma forse precludendo la possibilità al Pd e al Pdl di avere una dialettica democratica compiuta”. Per quanto riguarda la situazione del Pd in relazione alle mosse del titolare del Viminale, per Civati “se Alfano si dovesse dimettere farebbe semplicemente bene a se stesso e al governo Letta, non al congresso del Pd, come ha detto oggi Brunetta nel solito sproloquio”. Ma se il ministro dell’Interno si facesse da parte, le conseguenze per il governo sarebbero drammatiche: lo ha detto il Presidente della Repubblica, lo ha sostenuto il Pdl. Non la pensa così Civati. “Non vedo sovrapposizioni, chi come me e come Cuperlo ha chiesto le dimissioni di Alfano, lo ha fatto senza pensare alla caduta del governo delle larghe intese ma, al contrario, alla possibilità di fare bella figura in un momento così delicato”. Poi l’attacco al Colle. Diretto e con parole nette: “Siamo non da oggi al commissariamento, noi non abbiamo mai discusso nemmeno di come si componeva questo governo, per cui è anche difficile discutere come si scompone, mettiamola così”. Poi, però, Civati sul suo blog aggiunge anche altre cose. Nella fattispecie rivela un retroscena sul comportamento del ministro Dario Franceschini: “Il ministro per i rapporti con il Parlamento ha detto che chi non voterà a favore di Alfano deve andarsene dal Pd. Sapevatelo. Se alla Camera si votasse, mi espellerebbero, dunque”. A stretto giro di posta, però, la replica del diretto interessato: “Adesso sono stanco di falsità e discredito interessato. Alla riunione dei senatori Civati non c’era e mi accusa di avere minacciato espulsioni – ha detto Franceschini – Cosa falsa che non ho detto né pensato. Mi aspetto rettifica e scuse immediate da Civati”.

La nota ufficiale del Pd: “Accuse pretestuose”
L’ex rottamatore non ha perso tempo, ma non si è scusato. Anzi. “Franceschini dice di non avere detto quanto ho scritto qui sotto. Dice che sono scorretto – ha fatto sapere Civati dal suo blog – Siccome non lo sono, gli ho chiesto se aveva detto questo: ‘E’ ora di smetterla che quelli che non si allineano alle decisioni del partito fanno la figura delle anime belle mentre gli altri, quelli che ci mettono la faccia, sono i cattivi. Questo non è più tollerabile’. Lui ha confermato”. Poi, però, ha cercato di buttare acqua sul fuoco: “A me sembra la stessa cosa, ma se mi sono sbagliato, e si è sbagliato chi l’ha letta così, giudicate voi. Non c’è motivo di fare ulteriore polemica. La realtà è sotto gli occhi di tutti”. “Questa sera – ha proseguito Civati – non parteciperò alla riunione del gruppo alla Camera, in cui Epifani viene a riferire di una decisione già presa. Non ha senso discuterne. L’ho comunicato al capogruppo, Roberto Speranza. Buon voto domani ai senatori, i deputati non dovranno votare, perché la mozione è solo al Senato. Resta da capire dove siano andati a finire tutti quelli che nei giorni scorsi avevano detto che non avrebbero votato la fiducia ad Alfano. Chissà”. Altro che polemica chiusa, quindi. Sulla questione interviene anche il capogruppo al Senato Luigi Zanda. “L’affermazione secondo la quale il ministro Franceschini, nel corso del suo intervento di oggi pomeriggio all’assemblea dei senatori, avrebbe dichiarato che chi domani non voterà la fiducia al governo deve andarsene dal Pd è totalmente infondata” dice Zanda, la cui presa di posizione è seguita da quella della segreteria nazionale, costretta a intervenire con una nota ufficiale a difesa di Franceschini: “L’accusa dell’onorevole Civati al ministro non ha alcun fondamento e risulta francamente pretestuosa” si legge nel documento.

M5S: “Napolitano blinda il governo e nasconde i conti sotto il tappeto”
Molto critico con le parole di Napolitano anche il Movimento 5 Stelle, che utilizza toni assai diversi da quelli di Civati. “Napolitano blinda il governo e nasconde i conti sotto il tappeto” scrivono su Facebook alcuni deputati grillini, secondo cui “per la prima volta nel suo mandato, il Presidente della Repubblica ha incontrato il ragioniere generale dello Stato. Perché?”. I Cinque Stelle, tra cui il capogruppo alla Camera Riccardo Nuti e il presidente della Commissione Vigilanza Rai Roberto Fico, elencano una serie di dati sulla situazione economica italiana. Tra questi quelli sul debito pubblico e aggregato: il primo è a livelli “record a 2.074 miliardi, veleggiamo verso il 130% del Pil” mentre quello aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche è al “400% del Pil, circa 6mila miliardi”.