Una pausa di riflessione e un rinvio per un’elezione che mette a dura prova il governo delle larghe intese. L’assegnazione della poltrona a Daniela Santanchè, candidata alla vicepresidenza della Camera, è slittata: Montecitorio ha scelto di rimandare il voto attraverso una consultazione per alzata di mano. Le prime tensioni erano cominciate lunedì pomeriggio con l’intenzione del Partito Democratico di votare scheda bianca, senza dimenticare i cedimenti in casa Pdl, dove la successione alla guida del partito tra voci e aspirazioni continua a creare problemi. “Con questa maggioranza”, ha scritto la deputata su Twitter, “tutto si rinvia nulla si decide”.

Il governo è chiamato all’elezione di un sostituto dopo la nomina di Maurizio Lupi al ministero delle infrastrutture. Il passaggio di consegne continua però a scatenare polemiche e a chiedere tempo è Scelta Civica. “Sarebbe del tutto ragionevole una pausa di riflessione”, dice Lorenzo Dellai, “e in questo senso noi ci esprimeremo nella conferenza dei capigruppo. La votazione prevista per oggi alla Camera rischia di creare una situazione delicata sia sul piano istituzionale che su quello politico”. I conflitti nel governo di coalizione non piacciono allo schieramento di Mario Monti, che nei giorni scorsi ha chiesto “un cambio di marcia” alla squadra guidata da Enrico Letta e la fine dei conflitti da “campagna elettorale”. 

Il Partito Democratico scettico sul nome dell Santanché, cerca però di defilarsi e affidare la responsabilità della fumata nera allo stesso Pdl, che secondo fonti interne sarebbe tutt’altro che compatto. La corsa alla vicepresidenza infatti, rivela una guerra interna che si protrae da lungo tempo. Da una parte i sostenitori di Angelino Alfano, in disparte ufficialmente perché già presenti al governo con ruoli chiave, dall’altra i fedeli del Cavaliere che sponsorizzano la nomina della deputata ex An. Senza dimenticare i timori per una scalata di Daniela Santanchè ai vertici del partito: una corsa alla leadership che potrebbe essere spenta grazie all’elezione a vicepresidente della Camera. Al tempo stesso, se alla deputata Pdl mancassero a conti fatti almeno 30 voti dei suoi, significherebbe una sconfessione pubblica delle aspirazioni di sostituirsi ad Alfano.

“Sono convinto che non ci saranno problemi”, ha detto il ministro Maurizio Lupi, a margine di un convegno all’Enel. “Mi dispiace che si stia perdendo il senso delle istituzioni, proprio da parte di chi è appena arrivato in Parlamento dichiarando di non avere interesse per le poltrone”. Il riferimento è al M5S che, secondo Lupi, ha “sbagliato” nel presentare una candidatura, anche perché “ha già un rappresentante nelle istituzioni”. Secondo Lupi, tra l’altro, la scelta delle figure istituzionali non deve essere il frutto “di uno scontro tra maggioranza e opposizione, ma l’espressione di tutte le forze che stanno in Parlamento”. E comunque, ha poi rilevato, in questo caso “la scelta sta al Pdl e il partito sceglie la persona che ritiene più giusta”.

La lotta è interna tra i due partiti maggiori, Pd e Pdl che mal sopportano le continue mediazioni. Chi fatica a digerire il nome della Santanchè per la vicepresidenza della Camera è il Partito Democratico. “Sarebbe incomprensibile per i nostri elettori“, ha commentato Matteo Orfini in un’intervista a L’Unità, “vederla eleggere. E’ una cosa che il Pd non può né accettare né votare. Non possiamo andare a un compromesso al ribasso”. Così Ivan Scalfarotto su Rai Tre: “La Santanchè non mi sembra che si contraddistingua come una costruttrice di ponti, di tessitrice di tele. Io non dico che sia impresentabile. Ciascuno è presentabile, secondo me. Ma tra 60 milioni d’italiani se c’è una persona che mi viene in mente che non è fatta per unire quella è Daniela Santanchè”.

Chi spera in un cambio di strategia è il Movimento 5 Stelle che sta cercando di intensificare i contatti con gli altri partiti di opposizione. “I giochi sono ancora aperti”, assicurano. L’obiettivo è quello di “bloccare la nomina della deputata del Pdl e far uscire allo scoperto il Pd”: i rappresentanti grillini vogliono costringere il Partito Democratico a votare apertamente per la Santanchè o a rompere il patto di governo.