Guido Reni, i Carracci e il Guercino potrebbero non avere più una casa. La Pinacoteca Nazionale di Bologna di via Belle Arti, con più di 300 anni di storia alle spalle, rischia di chiudere i battenti.

La situazione al limite del collasso è stata annunciata in un comunicato congiunto dalle tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil: “I soldi per la semplice gestione degli edifici tendono allo zero e manca personale qualificato: lanciamo un grido d’allarme per scongiurare la chiusura di siti culturali dal valore inestimabile a partire dalla nostra Pinacoteca”. Tagli e carenza di personale non funestano soltanto siti archeologici come Pompei o il Colosseo, luoghi d’arte riconosciuti in tutto il mondo. La crisi del settore “cultura” piomba anche a Bologna nell’ambito artistico-museale e non sembra essere un temporale estivo, ma un vero e proprio tsunami.

“Per il 2013, per i nostri istituti di Bologna, Ferrara e Faenza, riceviamo dal Ministero dei Beni Culturali 60000 euro a fronte di un fabbisogno di 600000”, spiega il sopraintendente al Patrimonio storico e artistico Luigi Ficacci, “con questa cifra dobbiamo coprire i costi di gestione ordinaria eccetto lo stipendio base del personale. Una situazione gravissima da anni che non si riesce più a gestire”.

Sono 25 mila i visitatori che ogni anno ammirano le bellezze della pittura emiliana tra il XIII e il XVIII secolo, oltre a diversi dipinti di Giotto e Raffaello. Un patrimonio che rischia di sparire alla vista del pubblico in pochi istanti e che deve già fare i conti con il primo segnale che ha messo l’intero settore dei Beni Culturali dell’Emilia Romagna in allarme: la chiusura della sezione distaccata della Pinacoteca, a Palazzo Pepoli Campogrande in via Castiglione 7 che rimarrà chiusa per tutta la stagione estiva, “cioè proprio nel periodo di massima affluenza di visitatori”, come puntualizza Maurizio Serra della Fp-Cgil

Se le cose non cambieranno, il secondo provvedimento paventato potrebbe essere una riduzione ancora maggiore degli orari della Pinacoteca, dopo il drastico ridimensionamento già in atto da poche settimane. Tanto che l’apertura al pubblico del palazzo di via Belle Arti è diminuita in termini di ore, con il personale concentrato solo la mattina o solo il pomeriggio per permettere almeno la fruizione di tutte le sale da parte dei visitatori. “E’ assente una programmazione seria alla base”, continuano i sindacati, “e mancano almeno 15 persone in organico”.

Unico dato positivo è l’interessamento del neoministro della Cultura, Massimo Bray, che “si è impegnato a fare il possibile al tavolo del governo”.