Il Veneto approva la legge sul fine vita: è la prima regione di centrodestra a farlo
Tra qualche asprezza dialettica, emendamenti finali per renderla digeribile ai cattolici, crisi di coscienza, schermaglie politiche e ordini di scuderia, la legge che regolamenta il suicidio assistito è stata approvata dal consiglio regionale del Veneto. Dopo due giorni di dibattito, 32 consiglieri hanno votato a favore, 14 si sono espressi contro, mentre cinque si sono astenuti (il che equivale ad un no). Diventa così legge, per la prima volta in una Regione a trazione di centrodestra, una normativa che dà applicazione alla sentenza della Corte costituzionale che nel 2019 ha indicato il perimetro entro il quale un malato terminale, che ritiene insopportabili le sofferenze fisiche o psicologiche, che vive grazie all’utilizzo di ausili esterni, può chiedere consapevolmente di morire. La proposta di iniziativa popolare presentata dal comitato Liberi Subito e dall’associazione Luca Coscioni, con il sostegno di 9mila firme, è giunta così all’approdo legislativo, dopo aver subito nel 2024 un primo stop da parte del consiglio regionale (25 a favore, 25 contro), che l’aveva riportata in commissione.
Luca Zaia, fino allo scorso autunno presidente della giunta veneta, si può intestare la vittoria, che ha perseguito con tenacia, dimostrando una insospettabile apertura sul fronte della Lega. Eppure l’imprinting è del governatore in carica, Alberto Stefani, che ha contribuito con alcuni emendamenti di modifica ad aprire lo spazio di un’informazione alternativa, con supporto psicologico e intervento anche di associazioni pro vita, prima che il malato prenda la sua decisione definitiva. Ha così convinto una parte dei leghisti riottosi ed evitato che il voto si trasformasse in un regolamento di conti interno, che avrebbe aumentato le turbolenze del partito di Matteo Salvini. Il centrosinistra può dire di aver fatto approvare un provvedimento innovativo (le altre regioni che lo hanno adottato sono Toscana, Emilia Romagna e Sardegna) e che risponde alle richieste dei cittadini più sofferenti, stante l’assordante silenzio del Parlamento, che in quasi vent’anni, dal caso di Eluana Englaro, non è riuscito a legiferare. Il centrodestra è rimasto sulle barricate, per quanto riguarda Fratelli d’Italia e l’unico vannacciano (Stefano Valdegamberi). Forza Italia si è divisa tra due contrari e un consigliere favorevole, mentre l’esponente dell’Udc (Eric Pasqualon), a fronte della convinzione personale favorevole e dell’indicazione contraria del partito, ha scelto di astenersi.
Poco dopo le 17 il presidente del consiglio regionale Zaia ha chiamato il voto per appello nominale. L’esito era ormai scontato alla luce del dibattito e delle dichiarazioni precedenti, anche perché Anna Maria Bigon del Pd, che due anni fa aveva fatto venir meno la maggioranza favorevole con la propria astensione, aveva dichiarato di essere soddisfatta dalle modifiche apportato dopo di allora, soprattutto per quanto riguarda il riferimento alle cure palliative. Il centrosinistra (Pd, Cinquestelle, Avs) aveva presentato 28 modifiche al testo, approvate con la convergenza di parte dei leghisti e delle civiche. Gli emendamenti decisivi per evitare l’ordalia di una conta all’ultimo respiro, hanno portato la firma di Stefani. È così che la Commissione medica che esaminerà le richieste dei malati sarà composta da nove persone, che dovranno motivare un eventuale dissenso rispetto alla posizione del palliativista. Dovrà tenere conto del parere (non vincolante) del Comitato Etico. Inoltre, è dato spazio all’intervento di psicologi e personale sanitario per prospettare soluzioni alternative alla morte, comprese le terapie del fine vita.
“Sulla parte del sostegno psicologico abbiamo votato contro, non tanto per il sostegno in sé, che è già previsto per legge, ma per la parte riguardante la possibilità di ricevere informazioni da enti e associazioni che perseguono finalità di tutela della vita. – hanno spiegato gli esponenti del centrosinistra –. Anche se si tratta di una possibilità su richiesta del paziente, non possiamo accettare che venga riconosciuto in una legge l’operato dei pro vita, date le loro posizioni sia su questo tema, che sull’aborto”. La modifica è stata comunque approvata grazie anche all’apporto dei gruppi contrari alla legge.
Al voto il centrosinistra è stato compatto. “Con questo voto i malati sono resi liberi di scegliere, ma non togliamo nulla a nessuno. Inoltre, viene reso certo un percorso uniforme per tutte le realtà territoriali” ha spiegato Elena Ostanel di Alleanza Verdi Sinistra. La Lega si è divisa grazie alla libertà di coscienza assicurata dal partito, come anche Forza Italia. Granitici, invece, gli esponenti di Fratelli d’Italia, con il capogruppo Claudio Borgia: “La nostra posizione è chiara, siamo a difesa della vita e per la solidarietà verso chi soffre”. Davide Lovat, di Resistere Veneto: “Mi appello ai cattolici: il Diritto Canonico non solo dichiara inaccettabile un atto omicida, ma pone lo stesso limite a chi vi coopera. Questo è il primo passo lungo un piano inclinato”.
Luca Zaia ha commentato: “È stato doveroso dare una risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano”. Dal 2019 ad oggi sono stati 31 i casi di domande inoltrate alle autorità sanitarie. Da oggi in poi le richieste saranno esaminate da un Comitato per dare il via all’autosomministrazione del farmaco letale, sotto sorveglianza medica. Non sono previste scadenze, ma uniformità nell’esame delle diverse situazioni. “Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre. – hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni –. Non appartiene a un partito o a uno schieramento, proprio perché è fondata sulla Costituzione e dà concreta attuazione al diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, già riconosciuto dalla Corte Costituzionale grazie alle nostre azioni di disobbedienza civile”.