Dovevano sforare i sei miliardi di euro entro il 2013. Per adesso i debiti della Regione Sicilia si sono fermati a quota cinque miliardi e trecentomila euro. Un buco comunque enorme su cui la corte dei conti ha puntato il dito. E lo ha fatto cominciando dal male più antico che influenza il bilancio siciliano: quello sui costi del personale. Nel 2012 la Sicilia ha speso quasi un miliardo di euro per pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. Che sono tanti, anzi tantissimi. Quasi 21mila unità, il trenta per cento della somma di tutti i dipendenti delle altre Regioni a Statuto speciale. Ai quali vanno sommati quelli delle società cosiddette “partecipate”, quelle cioè che annoverano tra i controllori la stessa Regione Sicilia. Ma c’è di più. Oltre ad essere l’isola della cuccagna per i dipendenti pubblici, la Sicilia si fa segnalare anche per il record dei dirigenti. E anche in questo caso ogni paragone con le altre Regioni è indicativo. La media italiana racconta di un dirigente ogni sedici dipendenti regionali. La metà di quello che avviene negli uffici della Regione Siciliana dove ogni 8 dipendenti si conta un dirigente con stipendio annesso.

Il male incurabile dei conti di Trinacria però non è rappresentato soltanto dalle spese per il personale. Il cruccio di ogni assessore all’Economia siciliano è come sempre quello dei crediti inesigibili. Li chiamano “residui attivi” e sono praticamente crediti vantati dalla Regione. Il problema è recuperarli.

In pratica negli anni nei bilanci della Sicilia sono stati iscritte alla voce delle entrate cifre puramente “teoriche” e di difficile recupero effettivo. Un caso simbolo è quello rappresentato dalla “Sicilia patrimonio immobiliare”, una società creata ai tempi dell’ex governatore Salvatore Cuffaro che avrebbe dovuto in teoria valorizzare gli immobili della Regione. Così non è stato: i vertici di Palazzo d’Orleans sono entrati in rotta con l’immobiliarista piemontese Ezio Bigotti, partner privato della pubblica Spi, che ha intascato 80 milioni di euro cash, come previsto dal contratto sottoscritto con la Regione. Che nel frattempo aveva considerato come entrata reale la valorizzazione di immobili per decine di milioni di euro: cifre che però non hanno mai implementato concretamente l’attivo dell’isola. Un capitolo che già in passato il procuratore generale della corte dei Conti Giovanni Coppola aveva descritto così: “Una situazione che definire ‘disastrosa’ è un eufemismo”.

Oggi il presidente delle sezioni unite di controllo Giovanni Garofalo aggiusta il tiro. E dà una “valutazione negativa circa l’adeguatezza della quantificazione operata sui fondi appostati in bilancio per sopperire ai rischi”. Il riferimento è ad un apposito Fondo di sicurezza che dovrebbe essere previsto per coprire gli eventuali crediti non recuperabili. La mancanza di tale fondo potrebbe – secondo il magistrato contabile – compromettere seriamente i bilanci futuri. Un problema, visto che il passato governo aveva azzerato il Fondo di sicurezza già dal 2010.

“Non ci fidiamo più dei bilanci fatti nel passato. Abbiamo pensato di istituire immediatamente un Fondo contro per i rischi sulle mancate entrate”, ha detto il governatore Rosario Crocetta, che dopo una prima stima di 110 milioni ha pensato – complice l’intervento della corte dei conti – di aumentare ulteriormente la somma. “Questo fondo è stato azzerato l’anno scorso. Lo ricostituiamo intorno ai 200 milioni, abbiamo assunto un impegno di 300 milioni dall’anno prossimo”, ha spiegato l’assessore all’Economia Luca Bianchi, che ha poi svelato l’esatto ammontare dei residui attivi. “Per la precisione ammontano a circa 3,6 miliardi. Adesso dobbiamo capire quanti di questi sono inesigibili”. E cioè quanti di questi crediti – che rappresentano più della metà dei debiti della Regione – siano effettivamente reali. Un’operazione da cui potrebbe anche dipendere il default dei conti dell’isola.

@pipitone87