Tra il dire ed il “fare” c’è di mezzo il mare dice un vecchio proverbio che sembra tagliato su misura per la storia della presunta ri-liberalizzazione del wifi che sarebbe stata disposta, appunto, con il “Decreto del fare”, approvato sabato scorso dal Governo.

“L’offerta ad internet per il pubblico sarà  libera e non richiederà più l’identificazione personale dell’utilizzatore”, si legge nel comunicato stampa di Palazzo Chigi, che lascia pensare ad un nuovo intervento del Governo sulla ormai abrogata disciplina antiterrorismo contenuta nel famoso Decreto Pisanu o, addirittura, ad una generalizzata eliminazione di ogni obbligo di identificazione per chiunque acceda a Internet – comunque e da dovunque – via wifi.

In realtà a scorrere il testo delle prime bozze del “decreto del fare”, ci si accorge subito che non è così e che, forse, ci si è un po’ troppo affrettati a “dire”, senza pensare a ciò che si stava davvero facendo.

Cominciamo dal principio.

Il Decreto – se la bozza in circolazione è quella approvata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – stabilisce, innanzitutto, che “se l’offerta di accesso ad internet non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione l’articolo 25 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto legge 27 luglio 2005 , n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005, n. 155.

La norma – che forse poteva e ancora potrebbe essere scritta meglio – stabilisce nella sostanza che i gestori di esercizi commerciali per i quali l’offerta di accesso a internet sia un’attività non prevalente non sono tenuti a richiedere alcuna autorizzazione per tale attività né ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche né ai sensi delle disposizioni superstiti del Decreto Pisanu.

Sembrerebbe, dunque, che la nuova norma sia destinata a non trovare applicazione ai gestori di internet point per i quali non può sostenersi che la fornitura di accesso a internet non sia attività principale.

In effetti, letta così – e non come è stata raccontata – la disposizione, pur avendo assai poco a che vedere con la questione degli obblighi di identificazione, costituisce, indubbiamente, un’interpretazione autentica di una disciplina talvolta discussa e un’apprezzabile elemento di semplificazione.

Ma, nel “Decreto del fare”, a quanto si apprende, il ministro Zanonato avrebbe introdotto anche un’altra disposizione altrettanto opportuna e, questa sì, nel segno della liberalizzazione.

L’art. 2 del Decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198, infatti, sarebbe stato abrogato.

La norma – per chi non la ricordasse – era un’autentica aberrazione giuridica partorita dall’allora Governo Berlusconi e firmata oltre che dal Premier dai ministri Ronchi, Romani, Frattini, Alfano e Tremonti3.

La disposizione, infatti, con la scusa di dare applicazione ad una direttiva dell’Unione Europea volta ad assicurare la libera circolazione all’interno dei Paesi Membri dei terminali di comunicazione per l’accesso a internet [n.d.r. modem, router, ecc], aveva stabilito il principio esattamente opposto in forza del quale per la semplice installazione di uno di tali apparecchi sarebbe stato necessario avvalersi di un’impresa “abilitata” ed iscritta in un apposito albo.

La norma proposta dal ministro Zanonato ed approvata dal Consiglio dei Ministri, farebbe piazza pulita di tale aberrazione e renderebbe davvero libera l’installazione di modem e router.

Il venir meno degli obblighi di identificazione degli utenti di wifi pubblico, insomma, c’entrano poco ma il testo dei provvedimenti adottati dal governo in materia di accesso internet è, probabilmente, migliore di quanto non fosse lecito attendersi a leggere il comunicato stampa.

In tema di identificazione degli utenti, nel “decreto del fare” troverebbe posto, a quanto pare, una sola norma che, sostanzialmente, ribadisce l’ovvio: “La registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici”.

Nessuna ri-liberalizzazione del wifi, dunque, ma una nuova piccola liberalizzazione in materia di accesso a internet.