C’è Francesco Storace, le auto intestate ad Alleanza nazionale, il Consiglio Regionale del Lazio e una nutrita schiera di pidiellini. Tutti citati nella lista tenuta segreta per lungo tempo nei cassetti dell’ufficio contravvenzioni del Comune di Roma. Sono 1500 nomi, molti eccellenti, che negli anni hanno avuto il privilegio di non pagare le multe prese mentre sfrecciavano con le loro auto nelle strade romane. Quella lista però è finita agli atti dell’inchiesta della procura di Roma, che ha richiesto già il rinvio a giudizio per 4 vigili urbani ed un geometra accusati di concussione per la vicenda delle presunte mazzette chieste ai fratelli Bernabei, titolari di una enoteca a Trastevere, dietro la minaccia di una serie di controlli subordinati ad un abuso edilizio. Il documento integrale che Il Fatto possiede riporta ben 1500 nomi di persone che hanno avuto il privilegio di non pagare le multe. Amici di amici, politici, imprenditori, ma anche gente comune che approfittava non si sa in cambio di cosa. Accanto ai nomi, nella lista, non è scritto l’importo esatto della contravvenzione, ma semplicemente “verbale improcedibile”. Teoricamente, spiegano gli inquirenti, le dichiarazioni di improcedibilità nascono dalla contestazione di cittadini, ma di quel carteggio non c’è più traccia. Di conseguenza, non c’è possibilità per i magistrati di agire contro i citati anche perché chiunque potrebbe asserire che si tratti di un omonimo.

E così scorrendo la lista, spuntano nomi eccellenti. Il primo è Francesco Storace, candidato leader de La Destra per le scorse elezioni per la presidenza della Regione Lazio, dove è uscito sconfitto da Nicola Zingaretti. Addirittura Alleanza Nazionale ha fatto cestinare una multa presa da un auto intestata al partito. Stesso discorso per qualche dipendente del Consiglio regionale del Lazio, che ha approfittato del privilegio molte volte. Sono quaranta le multe intestate ad auto del Consiglio regionale.

E ancora. Nella lista c’è anche Manuela Di Meglio, moglie di Alessandro Cochi delegato allo sport del comune di Roma, che si è fatta annullare quattro multe; Giovanni Serra, direttore del dipartimento mobilità e trasporti del comune di Roma; Monica Tagarelli, segretaria del delegato allo Sport, e Claudio Giuliani, ex consigliere VII Municipio per la lista civica di Rutelli.

Esce fuori anche una multa intestata a Nazzareno Cecinelli, segretario generale del consiglio regionale Lazio. Cecinelli è finito al centro delle cronache pochi mesi fa perché la proroga della sua nomina in Regione sarebbe avvenuta in violazione delle disposizioni legislative sull’affidamento di incarichi dirigenziali a tempo determinato. Proroga decisa dai membri dell’Ufficio di Presidenza della Regione Lazio, come Mario Abbruzzese, presidente, e Isabella Rauti – consigliere e moglie di Gianni Alemanno – che insieme ai colleghi è finita nel registro degli indagati per concorso in abuso d’ufficio.

Anche i membri del Pdl non disdegnavano la pratica che regnava sovrana all’ufficio contravvenzioni del comune. Come l’onorevole Sestino Giacomoni appena rieletto nella circoscrizione di Lazio 1. A seguire Fabrizio Di Stefano, in passato consigliere comunale d’Abbruzzo, ex Pdl, poi passato a dicembre 2012 con Ignazio La Russa. E Fabio Sabbatani Schiuma, uno degli esclusi eccellenti del centrodestra romana alle scorse elezioni. E per concludere nella lista ci sono anche i nomi di Carlo Orichuia, dirigente Rai, di Maurizio Mattei, ex arbitro, oggi dirigente della Federazione italiana gioco calcio, Ludovico Maria Todini, imprenditore e padre di Luisa, membro del consiglio di amministrazione Rai. E per finire, sono circa 42 le multe che farebbero riferimento a Forno Roscioli, della nota famiglia romana Roscioli.

I magistrati romani non sapranno mai l’importo delle multe, tantomeno il perché stilare una lista, conservandola. Durante la gestione Alemanno tutto questo era possibile. Molti agivano indisturbati, altri ne approfittavano. Le spese, con conseguenze danno erariale, sono finite sotto la lente della Corte dei conti che ha aperto un’indagine.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 giugno 2013