Ma voi rinuncereste, attraverso una transazione stragiudiziale, a vedere riconosciute in Tribunale le vostre ragioni, dopo essere stati trascinati in giudizio da chi chiede 16 milioni di euro di danni per ragioni a vostro avviso insussistenti? Fatti i debiti distinguo, in modo che nessuno se ne abbia a male, questo è il meccanismo che ha visto protagonisti da una parte Italia Navigando, società di scopo che fa capo a Invitalia, l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti. Dall’altra l’ex socio di minoranza Renato Marconi, imprenditore deciso a rivalersi proprio con la società pubblica in ragione dei danni che avrebbe subito a causa della lamentata scarsa professionalità nella gestione di Italia Navigando e, dunque, di Invitalia che è già finita nel mirino della Corte dei Conti per l’andamento dei bilanci e gli stipendi troppo alti.

La sostanza di questa vicenda gira intorno alle difficoltà in cui, da tempo, si trova Italia Navigando, lambita dalla vicenda relativa all’arresto di Francesco Bellavista Caltagirone nell’ambito dell’inchiesta sul porto turistico di Fiumicino, che rientra nella galassia delle strutture portuali partecipate dal gruppo pubblico. Sul cui sito, il porto viene rappresentato in maniera bucolica: “Con i suoi 1.445 posti barca […] il Porto della Concordia (Porto di Fiumicino, ndr) è il più grande d’Europa e rappresenta l’eccellenza in termini di qualità e servizi”.

Sembrerebbe una provocazione, viste le falle progettuali e costruttive e l’annessa frode, che hanno originato l’inchiesta della magistratura. Ma la descrizione è invece da tempo presente sul sito di Italia Navigando, società nata per realizzare uno dei consueti mirabolanti progetti all’italiana: creare  una rete di 50 porti turistici per complessivi 25mila posti barca. Anche attraverso la presenza della partecipata di Invitalia nel capitale delle società di gestione e trasformazione dei marina.  Come nel caso, appunto, della IP Romano Srl, in possesso della concessione demaniale sul Porto di Fiumicino.

Proprio in queste settimane, però, si sta perfezionando un accordo, approvato nei mesi scorsi dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che spoglierà Italia Navigando di una serie di porticcioli turistici. Ciò non solo a conferma delle difficoltà, a volte insormontabili, nella realizzazione delle 50 strutture previste e aggiuntesi a grossi problemi di bilancio. Ma anche a causa dell’esito della suddetta battaglia giudiziaria intrapresa dall’ex socio di minoranza, la Mare 2 di Marconi che, appunto, dal 2009 chiedeva 16 milioni di danni a Invitalia.

Attivo da anni nel settore dei porticcioli turistici, Marconi è storicamente vicino a Vincenzo Maria Greco, ben descritto dal periodico La Voce delle Voci come “l’uomo ombra di ‘o ministro, Paolo Cirino Pomicino per i mega appalti”. Greco, finito più volte nel mirino dei magistrati, è una presenza costante in importanti gare relative ad infrastrutture di vario tipo nel centro-sud Italia. Compresi i porti turistici, al centro della mission di Italia Navigando. Come ad esempio il Marina di Vigliena nel golfo di Napoli, un prestigioso progetto da 200 milioni di euro in via di realizzazione attraverso la Porto Fiorito Spa, nel cui cda siede Ludovico Greco, figlio di Vincenzo Maria, che con la sorella Maria Grazia sta prendendo in mano le redini degli affari di famiglia.

Che il rapporto tra i Greco e Marconi sia stretto anche in termini di affari, viene confermato dalla compagine societaria della Acquatecno Srl, dal cui scorporo di un ramo di azienda è nata nel 2009 la Marinedi Spa, società di gestione di porticcioli, di cui Marconi stesso è amministratore unico. Impresa specializzata nel settore delle infrastrutture marittime, la Acquatecno annovera tra i suoi soci, oltre a Marconi, Ludovico Greco e il commercialista Alessandro Parisi, figlio d’arte. Quest’ultimo lavora infatti nello studio del padre Andrea, deceduto lo scorso settembre, e dello zio Michele, legato a sua volta da solida amicizia con il Greco senior.

Tra i detentori di quote in Acquatecno troviamo poi un altro personaggio chiave. Si tratta di Domenico Chieffo, commercialista campano, consigliere delegato della Impresa Spa – società napoletana di costruzioni impegnata nella progettazione e realizzazione di grandi opere infrastrutturali, in particolare di strade e porti – , uomo di fiducia di Italo Bocchino, ma soprattutto uno dei “referenti abituali” di Vincenzo M. Greco.

Ebbene la disputa giudiziaria tra Marconi e Invitalia – nelle mani del giudice Guglielmo Garri, già consigliere giuridico di Claudio Scajola al ministero dello Sviluppo e capo del settore legislativo al ministero della Gioventù di Giorgia Meloni – è andata avanti per quasi tre anni. Durante i quali l’attuale ad di Invitalia, Domenico Arcuri ha portato avanti in prima persona reiterati tentativi di giungere a una soluzione stragiudiziale della lite.

Fino a quando, come ha spiegato il 5 dicembre scorso Passera, rispondendo a un’interrogazione del senatore Candido De Angelis (Terzo Polo), è stato posto il “sigillo di Stato” sull’accordo stragiudiziale. E a Marconi sono state cedute alcune partecipazioni di Italia Navigando in altrettante marine sui litorali campano, laziale, pugliese, sardo e siciliano. Proprietà  in alcuni casi di pregio o dalle potenzialità rilevanti, sulle quali in questi anni sono confluite risorse pubbliche ingenti. Una scelta, quella di nonattendere la sentenza del giudice Garri, che ha sollevato alcune perplessità. 

“Arcuri  dovrebbe chiarire quale è la ratio di una operazione del genere – ha detto al fattoquotidiano.it l’ex senatore De Angelis – Mi chiedo in particolare dove sia il vantaggio per il pubblico di una scissione che “regala” ad un privato una serie di marina”. In realtà si tratta della cessione di quote variabili di partecipazioni in società di gestione di porti inaugurati (come il Marinagri Resort in Basilicata), in via di costruzione (come la citata Marina di Vigliena o la Marina di Diamante in Calabria), o dalle rilevanti potenzialità (come le marine di Teulada e Stintino). Della partita fa poi parte anche il Marina di Capodanzio, rispetto al quale è stato pubblicato il bando di gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione del nuovo porto, per un importo di 193 milioni di euro. Una commessa “appetitosa” quella di Capodanzio, a cui se ne aggiungeranno altre relative al pacchetto di marina finiti sotto il controllo di Marconi. Lavori che, soprattutto in tempo di crisi, faranno gola a molti.