Prestazioni extra professionali non autorizzate dall’Ateneo e incompatibili con la carica di docente universitario, compensi illegittimi per oltre un milione di euro e danno erariale all’ente pubblico. Sono le accuse che pendono su un professore dell’Università degli studi di Parma finito nel mirino della Corte dei conti, che ha fatto scattare il sequestro conservativo della Guardia di finanza di Parma su beni immobili per un valore di circa 700mila euro nella disponibilità del professore dell’Ateneo ducale.

Il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle ha eseguito il provvedimento cautelare emesso dalla Corte dei conti, su richiesta della Procura, nell’ambito dell’inchiesta Magister, che vede coinvolti numerosi dipendenti pubblici dell’Ateneo e di altri enti locali, tutti finiti al centro delle indagini per incompatibilità, cumulo di impieghi e di incarichi.

Nello specifico, i controlli degli inquirenti sul docente universitario riguardano i suoi ultimi dieci anni di attività. Dalle indagini è stato accertato che il professore in questo periodo ha svolto numerosi incarichi extra professionali che vanno al di là del proprio impegno nell’Ateneo, incompatibili con il regime del pubblico impiego e della normativa di settore. Infatti non c’è stata mai richiesta da parte del docente, come previsto, di autorizzazione dell’Università di Parma a svolgere gli incarichi extra e inoltre l’uomo non ha mai comunicato all’Ateneo di aver eseguito prestazioni professionali per conto di soggetti pubblici e privati. Lavori e attività extra non autorizzate, che in questi anni hanno consentito al professionista di accumulare compensi illegittimi per circa 1,5 milioni di euro.

Per l’uomo scatterà un procedimento disciplinare e la denuncia alla Corte dei conti per danno erariale arrecato all’Università. Dalla Guardia di finanza sono arrivate anche sanzioni amministrative ai committenti degli incarichi extra professionali, con la proposta di recupero delle somme illecitamente percepite dal docente attraverso il sequestro dei beni.