“Uomini che pagano le donne – dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo” il libro di Giorgia Serughetti da poco uscito in libreria, analizza il fenomeno della prostituzione, mettendo al centro, pur senza dimenticare le prostitute, i clienti ossia gli uomini che fanno uso di sesso a pagamento. E’ un saggio e una ricerca sulla prostituzione presente e passata in Italia ricco di spunti riguardo alle questioni di genere, interessante e davvero ben fatto, una lettura che consiglio sicuramente.

Forse per deformazione professionale quello che voglio mettere maggiormente in luce di quanto ho letto in questo libro si trova in una frase che recita : “Nell’individualismo radicale della tarda modernità, l’incontro tra il cliente e la prostituta è il rapporto – limitato nel tempo – tra due individui e due solitudini.” Il discorso continua ampliandosi , questo pezzo estrapolato è limitativo del significato che segue, ma sono state queste parole a rimanermi fortemente impresse perché investono una delle condizioni umane più pervasive e sentite: la solitudine.

Due solitudini, la maschile e la femminile che si incontrano in un’epoca di individualismo ossia in un’epoca in cui l’individuale prevale sul collettivo. Posso fare alcune riflessioni solo sulla solitudine maschile, in quanto faccio parte del genere chiamato in causa, questo mi dà relativa facilità di parola, ma sono lontano dal rappresentare tutte le sfaccettature possibili, i miei sono pensieri personali e non esaustivi.

Mi sono chiesto cosa potrebbe portare, secondo me, un uomo nella condizione di chiedere una prestazione sessuale a pagamento. Non mi interessa dare giudizi di valore, non è nelle mie intenzioni, voglio solo provare a capire cosa può motivare un uomo verso questa scelta. Le risposte che sono riuscito a darmi di getto sono state due: l’avvenenza della prostituta o la solitudine (non necessariamente escludentesi).

Sull’avvenenza della prostituta non mi interessa soffermarmi troppo, di prima battuta mi verrebbe da pensare che è semplicemente in gioco un fattore estetico e di conseguenza un appagamento fisico.

Mi preme invece spendere due parole in più sulla solitudine dove l’appagamento chiama in causa fenomeni più complessi. Charles Baudelaire affermava: “Quest’orrore della solitudine, questo bisogno di dimenticare il proprio io nella carne esteriore, l’uomo lo chiama nobilmente bisogno d’amare”.

Il bisogno d’amare può portare un individuo a chiedere i servizi di una prostituta per fingere che sia soddisfatto anche il suo bisogno di essere amato, una finzione che si consuma in un arco di tempo limitato per poi probabilmente tornare più forte nel giro di poco, innestando una richiesta che va strutturandosi in una continuità temporale.

Viviamo immersi nelle relazioni, tutte molto diverse tra di loro, alcune più soddisfacenti, altre meno, ma sono le relazioni intime con l’altro sesso (o il proprio) quelle che fanno principalmente da supporto al nostro benessere individuale. Senza nulla togliere al resto del mondo, è principalmente con accanto una compagna o un compagno che abbiamo migliori possibilità di sentirci parte di un qualcosa che sappiamo esserci “nella buona e nella cattiva sorte”, almeno finché la coppia funziona.

Da studente di psicologia mi colpì positivamente quando lessi, da qualche parte, che la qualità dell’ invecchiamento di un individuo dipende molto anche dal proprio partner sia in merito alla qualità della relazione sia in merito alle capacità intellettive ed emotive dell’altro. Essere soli significa essere privi di un importante supporto alla propria salute mentale. L’uomo tende verso il proprio benessere psichico e tende quindi a non rimanere solo, ma tendere non è ottenere e ottenere può invece significare tendere verso una soddisfazione del bisogno in modalità fuori dalle più funzionali dinamiche tra uomini e donne. In realtà io pago un corpo o l’illusione di non essere solo attraverso un corpo? Il corpo è il fine o lo strumento per arrivare al fine?

L’incapacità di relazionarsi con il femminile o con un femminile diverso da quello che è stato un tempo rende il maschile solo, non a caso la violenza di alcuni uomini può essere ricondotta, in certi contesti odierni, ad una messa in discussione dei ruoli di genere a cui non si sono mostrati preparati.

Violenza e richiesta di prostituzione possono probabilmente avere un’origine comune nella pretesa di avere un possesso che, devo ottenere con la forza, nel primo caso, o acquistando il consenso, nel secondo, ma ottengo solo paure ed illusioni.

Solitudine non è solo l’esperienza di venire isolato, ma anche la scelta di isolarsi, quindi anche qui esiste un grado di responsabilità rispetto a quello che posso fare per produrre un cambiamento positivo nei rapporti di genere.

Mario De Maglie