Volete sapere quello che penso? Penso che il risultato elettorale, quello che è successo durante l’elezione del presidente della Repubblica e il governo Letta abbiano cambiato tutto.
Nessuno di noi oggi ha più credibilità, questo penso. E non parlo solo dei leader nazionali del Pd, parlo di un Partito intero che non ha retto al colpo del risultato elettorale.

Non esiste più la legittimazione reciproca tra i dirigenti, non c’è fiducia tra noi, e questo ci impedisce di essere credibili all’esterno, di essere meritevoli di fiducia e di affidamento. Ecco, l’ho detto.

Storditi, abbiamo occupato le sedi del nostro partito durante i giorni dell’elezione del Presidente delle Repubblica, senza coordinarci, senza una linea, senza una riflessione condivisa. Tutti tenuti insieme da un collage di frustrazione e voglia disperata di non arrendersi. La reazione più diffusa è stata quella del “come è potuto succedere?”. Come nella Old Rimrock di Philip Roth, quando esplode la bomba che manda in aria l’ufficio postale, a squarciare quell’armonia che sembrava così perfetta, pastorale.

Ancora non riesco a spiegarmelo, come abbiamo fatto a passare dall’anticamera dell’ingresso trionfante a Palazzo Chigi a una triste cerimonia in coabitazione con il nemico di sempre.

Che fare adesso? Se l’unica risposta possibile è distruggere tutto, non mi interessa, scelgo un’altra strada. Scelgo di trovare una leva in grado di modificare la meccanica dello stato delle cose.

Credo che questa leva possa essere un partito. Certo non questo Pd, non il Pd che non vota Prodi come Presidente della Repubblica, ma sicuramente il Pd.

Non è contraddizione, è disperato realismo. A questo Paese è sempre mancata un’alternativa di sinistra progressista in grado di vincere le elezioni, e questa è una della concause più incidenti dei nostri mali. Ci sono sempre state solo la destra e la conservazione, e da vent’anni si è aggiunto anche il populismo di lotta e di governo.

Perché non tento un’altra strada? Perché non mi arrendo? Perché non costruisco un movimento, partendo magari proprio dalla bella esperienza di #OccupyPd? Perché non mi dedico a qualcosa di più accattivante, di più moderno, di più televisivo?

La ragione è semplice. Non credo nelle vie facili, nelle soluzioni sbrigative, nell’appiattimento culturale, nel nulla organizzato, non credo nelle scorciatoie del partito personale o del populismo.

Credo nella Politica. Non credo nemmeno ai partiti leggeri, quelli senza militanti, quelli senza soldi, quelli tanto belli ma tanto vuoti, quelli senza persone e tanta rete, quelli con tante idee ma tutte con lo stesso padre. Ebbene si, la mia soluzione a tutto questo è: la Politica. Non sono e non sarò mai disgustato della Politica. Gli uomini commettono errori, gli uomini sono sostituibili, la Politica no, non lo è la democrazia.

Penso che cambiare le cose sia una tragica e bellissima fatica, una fatica che oggi sa terribilmente di espiazione.

@lorerocchi